aprile/2020

Coronavirus 18 – Il laboratorio francese di Wuhan
Medicina Scienza

Coronavirus 18 – Il laboratorio francese di Wuhan

Coronavirus 18 – Il laboratorio francese di Wuhan

«Sono felice di trovarmi a Wuhan, che alcuni chiamano ”la piccola Francia” di Cina, cuore della cooperazione franco-cinese», diceva il primo ministro Bernard Cazeneuve nel 2017, alla fine della presidenza Hollande. L’accordo celebrato in quell’occasione prevedeva l’arrivo a Wuhan di 50 scienziati francesi nell’arco di cinque anni, ma tre anni dopo nessuno è mai entrato nel laboratorio P4 – consegnato praticamente chiavi in mano dai francesi – nella ”piccola Francia” di Cina. Negli ultimi giorni l’attenzione è tornata a concentrarsi sul laboratorio di Wuhan dopo che iIl segretario di Stato americano Mike Pompeo invoca un’inchiesta, il presidente Emmanuel Macron dice che in Cina «sicuramente sono accadute cose che non sappiamo» e anche la cancelliera Merkel richiama la Cina a una maggiore trasparenza. Per adesso, molte teorie di complotto e nessuna prova sul fatto che il Covid-19 possa essere sfuggito al laboratorio di Wuhan.

Le preoccupazioni sulla sicurezza accompagnano il laboratorio di Wuhan dalla nascita, frutto della cooperazione tra Cina e Francia. Nel 2003 la Sars colpisce la Cina e le autorità di Pechino vogliono migliorare la loro capacità di contrasto delle epidemie. Nel 2004 il presidente Hu Jintao trova aiuto nel capo di Stato francese Jacques Chirac e nel suo premier Jean-Jacques Raffarin, grandi fautori di un’apertura europea verso la Cina. I due Paesi decidono di combattere insieme le malattie emergenti, per esempio l’influenza aviaria, e il perno di questa nuova collaborazione è la costruzione in Cina,

Coronavirus 17 – Manipolato in laboratorio
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Coronavirus 17 – Manipolato in laboratorio

Coronavirus 17 – Manipolato in laboratorio

Il coronavirus è frutto di una manipolazione: lo afferma non uno studioso qualunque, ma il professore Luc Montagnier, Nobel per la Medicina 2008. Lo ha detto ieri in una lunga intervsita ai microfoni di un podcast francese specializzato in medicina e salute. Il Covid-19 sarebbe uscito accidentalmente da un laboratorio cinese a Wuhan dove si studiava il vaccino per l’Aids. Secondo il professor Montagnier, che nel 2008 ha scoperto scoperto proprio l’Hiv come causa dell’epidemia di Aids, la Sars-CoV-2 è un virus che è stato lavorato nell’ultimo trimestre del 2019.

“Con il mio collega, il biomatematico Jean-Claude Perez, abbiamo analizzato attentamente la descrizione del genoma di questo virus Rna” ha spiegato il Nobel nell’intervista “Non siamo stati primi, un gruppo di ricercatori indiani ha fatto uno studio che mostra come il genoma completo di questo virus abbia all’interno sequenze di un altro virus, appunto quello dell’Aids. Il gruppo indiano ha poi ritrattato, ma la verità scientifica emerge sempre. La sequenza dell’Aids è stata inserita nel genoma del coronavirus per tentare di ricavarne un vaccino”. Secondo lo scienziato, gli elementi alterati di questo virus verranno comunque eliminati man mano che si diffonde: “La natura non accetta alcuna manipolazione molecolare, eliminerà questi cambiamenti innaturali e anche se non si fa nulla, le cose miglioreranno, ma purtroppo dopo molte vittime”. Inoltre, ha aggiunto Montagnier che ha anche dato una sua soluzione: “Con l’aiuto di onde interferenti,

Coronavirus 16 – Remdesivir
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Coronavirus 16 – Remdesivir

Coronavirus 16 – Remdesivir

Un studio sui macachi sembra confermare i primi dati sull’efficacia dell’antivirale remdesivir nel prevenire la progressione di Covid-19. «Il trattamento precoce con l’antivirale ha ridotto significativamente la malattia e il danno ai polmoni dei macachi infettati con Sars-CoV-2». A spiegarlo sono i ricercatori del National Institute of Allergy and Infectious Diseases (Niaid) americano, che hanno pubblicato i risultati preliminari del lavoro sulla piattaforma online gratuita BioRxiv. La ricerca ha coinvolto due gruppi di sei macachi. Il primo ha ricevuto remdesivir (sviluppato da Gilead Sciences), mentre il secondo non ha ricevuto nulla ed è servito come gruppo di confronto. Gli scienziati hanno infettato entrambi i gruppi con Sars-CoV-2. Dodici ore dopo al primo gruppo è stata data una dose di remdesivir per via endovenosa, e successivamente una dose di richiamo una volta al giorno per i successivi sei giorni. Ebbene, gli scienziati hanno esaminato tutti gli animali e hanno trovato che i sei trattati stavano «significativamente meglio» rispetto al gruppo non trattato, una tendenza che è continuata durante lo studio di sette giorni.

«Uno dei sei animali trattati ha mostrato una lieve difficoltà respiratoria, mentre tutti gli animali non trattati hanno mostrato una respirazione più difficile. La quantità di virus trovata nei polmoni – aggiungono gli autori – era significativamente più bassa nel gruppo che ha ricevuto il remdesivir rispetto all’altro gruppo, inoltre Sars-CoV-2 ha causato meno danni ai polmoni negli animali trattati rispetto agli animali non trattati».

Coronavirus 15 – Bill Gates
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Coronavirus 15 – Bill Gates

Coronavirus 15 – Bill Gates

Procuratore, ambientalista intelligente, promotore di storiche campagne contro i vaccini contenenti mercurio come sterilizzante, Robert F. Kennedy Jr. , nipote dell’ex presidente John F. Kennedy , ha firmato un documentato atto d’accusa contro Bill Gates e la sua ossessione vaccinista e la sua sete “di controllo dittatoriale sulla politica sanitaria globale”.

“Grazie a una donazione di 1,2 miliardi di dollari e la promessa di sradicare la polio”, ricorda Kennedy jr. – , Gates ha preso il controllo del National Advisory Board (NAB) dell’India e ha imposto 50 vaccini contro la poliomielite (dai 5 che erano) a tutti i bambini prima dei 5 anni. I medici indiani accusano la campagna Gates di aver causato una devastante epidemia di poliomielite che ha paralizzato 496.000 bambini tra il 2000 e il 2017. Nel 2017, il governo indiano ha terminato il regime di vaccini di Gates e sfrattato Gates e i suoi compari dal NAB. I tassi di paralisi della polio sono scesi precipitosamente.

Nel 2017 l’Organizzazione Mondiale della Sanità ha dovuto riconoscere, con riluttanza, che l’esplosione mondiale di polio era “vaccine strain”; ossia era provocata dal ceppo contenuto nei vaccini – quindi dal programma vaccini sta di Gates. “ Le epidemie più spaventose che si sono verificate in Congo, nelle Filippine e in Afghanistan sono tutte legate ai vaccini di Gates. Ancora nel 2018, ¾ dei casi di poliomielite globale provenivano dai vaccini di Gates”.

“Nel 2014, la Gates Foundation ha finanziato test di vaccini sperimentali contro il papilloma umano (HPV),

Coronavirus 14 – Cosa sappiamo ora
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Coronavirus 14 – Cosa sappiamo ora

Coronavirus 14 – Cosa sappiamo ora

«Abbiamo la cura» per Covid-19? «Non vorrei sembrarvi eccessivo, ma credo di aver dimostrato la causa della letalità del coronavirus». Sono questi i proclami che stanno rimbalzando sui ‘social’ in questi giorni. Parlano di farmaci già esistenti ed economici, come l’enoxaparina, che sarebbero in grado di sconfiggere il virus che sta tenendo sotto scacco l’Italia e il resto del mondo. Ma quanto c’è di vero in questi annunci? «Per parlare bisogna aver visto questi malati – puntualizza all’AdnKronos Salute, Alberto Zangrillo, direttore delle Unità di anestesia e rianimazione generale e cardio-toraco-vascolare dell’ospedale San Raffaele di Milano. L’esperto tiene a precisare che la questione è più complessa di come viene presentata.

«Non è che abbiamo preso un abbaglio» nelle terapie intensive «È scorretto quello che si legge sul web, e cioè che questi malati semplicemente muoiono di coagulazione intravascolare disseminata, piuttosto che di infarto, o altre cose. Il trattamento di Covid-19 rimane difficilissimo e non deve mai essere banalizzato». Ma, aggiunge, «quello che stiamo notando da tempo e che evidentemente verrà scritto presto, ma nel frattempo ci è utile per rendere sempre più efficace il trattamento, è che la polmonite è solo l’aspetto più evidente dei casi gravi che giungono in terapia intensiva. È una costante, non vi è malato che non ce l’abbia». Però, prosegue, «nel mio istituto abbiamo eseguito Tac total body a ogni singolo paziente e quello che stiamo vedendo è una tempesta infiammatoria,

Coronavirus 13 – Primi risultati dai test sui farmaci
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Coronavirus 13 – Primi risultati dai test sui farmaci

Coronavirus 13 – Primi risultati dai test sui farmaci

Le indicazioni chiare sono ancora poche. Il primario del San Raffaele Dagna: “Proviamo a dare antivirali nella fase iniziale della malattia e antinfiammatori in quella più avanzata”. Ancora moderato ottimismo per la clorochina, un vecchio antimalarico “riconvertito” contro i coronavirus dai tempi della Sars da un gruppo di medici italiani .

Ancora non emergono orientamenti chiari, dai primi test scientifici dei farmaci contro il coronavirus. Medicine specifiche contro questa malattia non esistono. Attualmente si somministrano farmaci studiati per altre malattie ai pazienti che hanno bisogno del ricovero. Resta il fatto che dal coronavirus guariscono 97 persone su 100, il ventaglio dei sintomi è molto ampio e quel che fa veramente la differenza è l’ossigeno che aiuta il polmone a superare la fase acuta.

fonte Elena Dusi  rep.repubblica.it – 24 marzo 2020

Coronavirus 12 – Il Forlanini
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Coronavirus 12 – Il Forlanini

Coronavirus 12 – Il Forlanini La gloriosa storia del Forlanini di Roma: il più grande ospedale al mondo dedicato esclusivamente alle malattie polmonari

In questi giorni è tornato al centro deldibattito politico l’ospedale romano “Carlo Forlanini”, dedicato al grande medico inventore del pneumotorace, tecnica che salvò moltissimi tubercolotici. Senza entrare nel merito della questione, vale la pena conoscere che genere di straordinaria opera pubblica fu questo ospedale, la più grande struttura al mondo dedicata esclusivamente alla cura delle malattie polmonari. Fino al 1950, anno in cui fu messo a punto il primo antibiotico efficace sul Mycobacterium tubercolosis complex, tale malattia era un vero flagello, paragonabile a quello che potrebbe essere, oggi, il cancro.

Dopo la Grande Guerra, col ritorno dei soldati dalle trincee, la situazione sanitaria italiana si era particolarmente aggravata, così, dal 1923, lo Stato promulgò una serie di decreti e iniziative per contrastare l’avanzata della malattia riscuotendo significativi risultati, tanto che, già nel 1931, l’Istat dell’epoca avrebbe registrato una diminuzione dei malati di quasi di un terzo.

1. Alla vigilia della Seconda guerra mondiale, potevano contarsi 94 Dispensari Antitubercolari Provinciali e 419 Sezioni Dispensariali distribuiti sull’intero territorio nazionale. Dal 1925, il professor Eugenio Morelli aveva promosso l’edificazione di una catena di sanatori provinciali per curare e isolare i malati in modo che non contagiassero le persone sane. Enormi erano, infatti, le ripercussioni sociali ed economiche della Tbc che falcidiava gli operai delle fabbriche e comportava anche gravi spese per l’erario a causa delle assicurazioni che tutelavano le famiglie dei malati.

Coronavirus 11 – perchè in Lombardia numeri maggiori
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Coronavirus 11 – perchè in Lombardia numeri maggiori

Coronavirus 11 – perchè in Lombardia numeri maggiori

Perché in Lombardia si muore di Coronavirus due volte di più rispetto al resto del Paese? È una domanda che nessuno si fa. Qualche virologo ci gira attorno, ma poi rinuncia a formularla esplicitamente. La politica e i media la ignorano. Eppure dalla risposta a questa domanda c’è la chiave per capire che cosa è accaduto al nostro Paese nell’ultimo mese. Proviamo allora a darla noi, mettendo a confronto dati a disposizione di tutti. In Lombardia si contano 8.656 morti. Se li mettiamo a confronto con il numero dei contagiati, che sono fi nora 49.118, si ottiene il cosiddetto tasso di letalità. La percentuale che ne deriva fa paura: il 17,6 per cento del totale dei positivi non ce l’ha fatta. In Italia i contagiati sono 124.632, i morti 15.362 e il tasso di letalità scende al 12,3 per cento, cinque punti più basso della Lombardia ma ancora molto elevato. Se consideriamo il Paese senza la Lombardia, le proporzioni cambiano: i contagiati sono 75.514, i morti 6.706 e il tasso di letalità scende all’8,9 per cento. Vuol dire che il Coronavirus in Lombardia uccide il doppio rispetto al resto del Paese. Come mai nessuno se n’è accorto?

Torniamo adesso al tasso di letalità nazionale, Lombardia compresa: il 12,3 per cento è più di tre volte quello della Cina (3,9), quasi cinque quello degli Stati Uniti (2,6), e quasi nove quello della Germania (1,4). Una delle spiegazioni che si danno di queste differenze riguarda la diversa quantità dei tamponi: i tedeschi ne hanno praticati 918.460,

Coronavirus 10 – antiparassitario ivermectina
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Coronavirus 10 – antiparassitario ivermectina

Coronavirus 10 – antiparassitario ivermectina

Un team di ricerca australiano ha dimostrato che il farmaco antiparassitario/antielmintico ivermectina è in grado di uccidere il coronavirus SARS-CoV-2 in sole 48 ore. L’efficacia è emersa in test di laboratorio in vitro, cioè su colture cellulari, dunque dovrà essere confermata anche sull’uomo. Il farmaco è già approvato dalle principali agenzie di controllo, è diffuso a livello globale, sicuro e costa poco.

Alla lista dei farmaci potenzialmente efficaci contro il coronavirus SARS-CoV-2 se ne aggiunge un altro molto promettente: l’antiparassitario o antielmintico con proprietà antivirali ivermectina. In test di laboratorio in vitro, infatti, il medicinale ha dimostrato che in sole 48 ore è in grado di ridurre di ben 5mila volte il virus responsabile della COVID-19 all’interno di una coltura cellulare. In pratica lo annienta del tutto, e ottiene una significativa riduzione già in sole 24 ore. Sottolineiamo che si è trattato di uno studio preclinico e in provetta, dunque per dimostrarne l’effettiva efficacia nel contrasto all’infezione causata dal patogeno emerso in Cina (tra il 20 e il 25 novembre, secondo uno studio italiano) saranno necessari approfonditi studi sull’uomo.

A rilevare le spiccate capacità contro il coronavirus SARS-CoV-2 della ivermectina (o ivermectin) è stato un team di ricerca australiano guidato da scienziati dell’Università Monash di Clayton, che hanno collaborato a stretto contatto con i colleghi dell’autorevole Victorian Infectious Diseases Reference Laboratory presso il Royal Melbourne Hospital, che fa parte del Peter Doherty Institute for Infection and Immunity.

Coronavirus 9 – Un altro modo per contrastare il Covid-19
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Coronavirus 9 – Un altro modo per contrastare il Covid-19

Coronavirus 9 – Un altro modo per contrastare il Covid-19

Gli scienziati cinesi hanno scoperto che il nuovo coronavirus SARS-CoV-2 può penetrare nelle cellule umane non solo attraverso i recettori delle proteine ACE2, come si pensava in precedenza, ma anche in altro modo, attraverso la crescita proteica della molecola CD147. Paradossalmente questa è una buona notizia. E’ una buona notizia perché questa scoperta potrà contribuire a creare un vaccino più efficace e più sicuro. I risultati della ricerca sono pubblicati nella libreria di prestampa bioRxiv.

In precedenza si riteneva che il coronavirus SARS-CoV-2, che causa la malattia COVID-19, penetrasse nelle cellule umane utilizzando la proteina ACE2, pertanto la strategia principale nello sviluppo di un vaccino contro il nuovo coronavirus era quella di creare inibitori dell’ACE2 o di formare una risposta immunitaria a questa proteina. Tuttavia l’ACE2 svolge un ruolo importante per l’organismo, essendo presente nelle cellule di polmoni, cuore, reni e sistema riproduttivo, quindi un tentativo di far fronte al virus attraverso questa proteina potrebbe influenzare negativamente il lavoro di questi organi. Ora, i biologi cinesi della Quarta Università Militare Medica di Xi’an e dell’Istituto di Biotecnologia di Pechino, hanno scoperto un altro modo per la SARS-CoV-2 di entrare nelle cellule umane, offrendo ulteriori opportunità agli scienziati di combattere il coronavirus.

“Sappiamo bene che il virus utilizza il recettore ACE2 per penetrare nel corpo. Abbiamo però isolato un altro recettore le cui molecole vengono attaccate dal virus.