Il cammino di Santiago – pensieri di Alessandro p1
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Il cammino di Santiago – pensieri di Alessandro p1

Il 7 ottobre nel tratto Deva -Aviles  ho fatto il bagno nella spiaggia di Gijón. Ho vissuto momenti di felicità come un bambino, in mezzo ad una spiaggia immensa colma di gente, bimbi che giocavano,  scuole di serf, partite di calcio a 11 sulla spiaggia, e un sacco di gente con i cani libero al seguito, che ‘stranamente’ non litigavano tra loro, ma giocavano insieme e correvano beati. Ora sono risalito e mi incammino verso la montagna, ho lasciato il mare. Ora é tutto completamente verde, l’aria é fresca… mentre cammino, penso che ad oggi, è una settimana che sono partiti Federico e Cristina, e che il tempo passa velocemente.
Tra i tanti pensieri uno in particolare: quanto è sacrificato il nostro tempo in città, quanto tempo dedichiamo al lavoro e a terzi senza poi averne da dedicare alla cosa più importante,  noi stessi. Il concetto é il tempo, che passa inesorabile e diventa sempre più prezioso nella vita. Quando cammini in questo modo ti rendi conto che la vita è un’altra, che il contatto con la gente è un altro. Anche qui in Spagna, al di là del cammino che stiamo facendo, e nonostante i sacrifici, la gente ancora resiste, ancora comunica, si prende cura del proprio ambiente. Roma negli ultimi anni è precipitata, non si vive più bene. Tendiamo ad abituarci ma, nel fare un viaggio come questo, ti rendi conto che la società potrebbe essere diversa. Conoscevo una coppia argentina che ha vissuto molto tempo a Roma, per migliorare il proprio stato. Siamo macchine ora.
Si tratta unicamente di un dato di fatto, uno sfogo, perché in fin dei conti noi siamo molto legati. A me piace l’Italia, il mio paese, ma non si può più sopportare sempre che il vivere sia sistematico e dettato dal tempo. La società , e Roma soprattutto, sta chiedendo troppo rispetto a quello che dà; per i servizi, per la troppa gente. Finchè sei al centro di quel regime non te ne rendi conto, devi uscire dal quadro per focalizzare l’immagine corretta.
Forse sarebbe meglio avere un po’ meno ma vivere più liberi, poter riconquistare le cose semplici della vita. Per poterlo fare bisogna avere il tempo però. Il cammino all’inizio ci mette un po’ ad ammorbidire l’animo, proprio perché proveniamo da un sistema che ci indurisce, ma fortunatamente questo cammino è un tragitto che pian piano fa sentire la propria voce. Giorno dopo giorno, lo spirito si tranquillizza, entra in equilibrio prima col corpo e poi con l’ambiente circostante. Ma è un processo che avviene durante il percorso. Sentire i profumi e farli diventare familiari, sentire i suoni della natura e prestargli ascolto. Il corpo e la mente ritrovano pian piano l’armonia e la sinergia che gli appartiene senza alcuna contaminazione.
Non so se è la società che ci ghiaccia l’animo e ci fa innalzare le barriere, ma io vedo qui nei paesi latini persone con un animo ancora vivace, altruista, con voglia di lottare per il proprio benessere basato su fondamenta diverse.
Qui siamo indietro o troppo avanti forse. Si è arrivati al paradosso contrario rispetto quello che doveva essere, le regole, la sicurezza, l’igiene, la vita semplice, non ci si può più muovere senza il pensiero o il dubbio che si possa sbagliare perché non si conosce quel cavillo o quella norma o altro. Si può essere liberi veramente, non crederlo e basta!

(Alessandro)

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