Il cammino di Santiago – sensazioni Cristina p1
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Il cammino di Santiago – sensazioni Cristina p1

Volevo condividere con voi delle riflessioni sparse che raccolgo da questa esperienza così ricca di emozioni e sensazioni.

E’ un viaggio che inizi un po’ per evadere, un po’ per sfida, un po’ per restare solo con te stesso e un po’ per incontrare chi sarà sul tuo stesso cammino. Personalmente, sono partita con molta paura, perché temevo che la cura con l’antistaminico non desse i suoi frutti e che il mio cammino fosse “limitato”. Fortunatamente mi sbagliavo …
Questo pensiero ha decisamente condizionato i primi giorni, anche perché desideravo che Ale e Fede si preoccupassero il meno possibile delle mie difficoltà e si concentrassero sul loro cammino.

Altro pensiero che mi accompagna è notare come la velocità e la capacità all’apertura a ciò che è nuovo sia stata grande. Pensando ai rapporti personali, è facile intuire e vedere (anche dalla cronologia delle foto) come nei primi giorni si tendesse a fare gruppo unicamente con i compagni di partenza. C’era una propensione a parlare e ascoltare le voci che già erano con noi … non altro.

Poi il guscio si è schiuso, man mano che aumentavano gli incroci, le strade, con separazioni e reincontri dei vari pellegrini, volti che diventavano sempre più familiari, tanto da desiderare di prendere lo stesso passo per quel tratto di strada. Esattamente come succede nella vita. Perché il cammino è come la vita in effetti: gli incontri sono fatti per affinità (voler percorrere quel tratto assieme) o capacità (avere ritmi simili). È fuori dall’ordinario come si riesce ad essere tanto più autentici con perfetti estranei piuttosto che con le persone che rappresentano il tuo punto fermo.

Al pellegrino di passaggio regali senza difficoltà un’ombra o una luce che ti appartengono, non hai paura né di ferire né tanto meno di essere ferita, e questo ti rende più trasparente e limpido ai suoi occhi. D’altra parte si riceve altrettanto, come un cuore consegnato nelle tue mani, e questo non fa che accrescere in maniera esponenziale i legami che nascono praticamente già forti nel cammino. I pellegrini diventano una “famiglia temporanea”, un nucleo sicuro su cui contare.  Mi è capitato di ritrovare due italiani di Pisa dopo due giorni che non li vedevo. Osservandoli fermi a prendere una birra, mi è venuto istintivo scaricare lo zaino, prendere una birra (che tra l’altro non bevo) sedermi con loro e sapere come andava il viaggio, perché in quel momento loro all’arrivo erano la parte di “famiglia del cammino” che mi accoglieva all’ingresso del pueblo.

Sono tante le cose meravigliose che mi porto dietro e dentro e mi piacerebbe condividerle man mano che si faranno più chiare nei giorni a venire.
(Cristina)

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