Medicina

Coronavirus 27 – lo scienziato britannico in Parlamento: Il vaccino non basterà
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Coronavirus 27 – lo scienziato britannico in Parlamento: Il vaccino non basterà

Coronavirus 27 – lo scienziato britannico in Parlamento: Il vaccino non basterà

Potrebbero segnare una svolta nella Storia e dare spiegazioni finora tenute segrete sul covid-19, le rivelazioni di una virologa cinese riparata in USA. Si tratta di una studiosa  che ha lavorato nel Dipartimento di Salute pubblica dell’università di Hong Kong.

«È “improbabile” che il vaccino contro il Covid fermi completamente le infezioni e la malattia potrebbe non scomparire mai del tutto». Parola di Patrick Vallance, il capo consigliere scientifico del governo britannico, che ha fatto il punto della situazione. Il medico e scienziato ha sottolineato come il vaiolo sia stata l’unica malattia «mai completamente debellata» e che, in futuro, curare questo virus potrebbe diventare più simile a un evento da trattare «come l’influenza stagionale». Insomma, la strada è ancora lunga.

Lunedì sera Vallance ha parlato davanti a una commissione parlamentare: «Penso che sia improbabile che ci ritroviamo con un vaccino veramente sterilizzante, direi che è probabile che questa malattia circolerà e sarà endemica». Chiaramente «man mano che la gestione migliora, quando saremo vaccinati, si ridurrà la possibilità di infezione. Ma anche la gravità della malattia. E questa potrebbe essere la direzione in cui finiremo per andare».

Sir Patrick ha anche specificato al Comitato per la Strategia di Sicurezza Nazionale che ritiene «improbabile» che un vaccino fosse disponibile per «qualsiasi tipo di uso diffuso nella comunità almeno prima della primavera del prossimo anno».

Coronavirus 26 – Virologa cinese fuggita in USA: “Covid-19 creato in laboratorio”
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Coronavirus 26 – Virologa cinese fuggita in USA: “Covid-19 creato in laboratorio”

Coronavirus 26 – Virologa cinese fuggita in USA: “Covid-19 creato in laboratorio”

Potrebbero segnare una svolta nella Storia e dare spiegazioni finora tenute segrete sul covid-19, le rivelazioni di una virologa cinese riparata in USA. Si tratta di una studiosa  che ha lavorato nel Dipartimento di Salute pubblica dell’università di Hong Kong.

A dare la notizia e riportare le dichiarazioni di Li-Meng Yan è il quotidiano “La Verità“. «Ci troviamo davanti non a un virus derivato da un patogeno naturale, ma a un virus artificiale, elaborato e rilasciato dal Wuhan Istitute of Virology, un laboratorio di massima sicurezza che è posto sotto il controllo del Partito comunista cinese».

La virologa Li-Meng Yan, prima firmataria del Rapporto Yan (un paper di 26 pagine sul coronavirus), è convinta che «si sia creato un virus letale al fine di diffonderlo senza poter risalire agli autori». La studiosa afferma di aver iniziato le ricerche sul Covid-19 «il 31 dicembre» scorso, «prima che il 7 gennaio le autorità cinesi dessero l’annuncio ufficiale del primo caso accertato, che addirittura risale al 16 novembre» e precisa che svolgeva le sue ricerche «nel laboratorio dell’Organizzazione mondiale della sanità presso l’università di Hong Kong». Ha lavorato fino alla primavera nel dipartimento di Salute pubblica della Hong Kong University. Ora è a New York, vive «sotto la protezione del governo degli Stati Uniti».

Coronavirus 25 – Remdesivir antivirale 2000 euro
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Coronavirus 25 – Remdesivir antivirale 2000 euro

Coronavirus 25 – Remdesivir antivirale 2000 euro

E’ un farmaco nato per combattere il virus di Ebola il primo medicinale approvato in Usa e da oggi anche nell’Unione Europea per contrastare la malattia causata dal virus Sars-CoV2. E’ il Remdesivir, farmaco messo a punto da Gilead e candidato, fin dall’inizio della pandemia, ad essere una delle “armi” più utili contro il virus. Ecco un identikit dell’antivirale che potrebbe (ma il condizionale è d’obbligo) rappresentare una svolta terapeutica.

COME NASCE IL REMDESIVIR Il farmaco è stato sviluppato intorno agli anni 2000 grazie a una tecnologia – ProTide – messa a punto da Chris McGuigan all’Università di Cardiff. Si tratta di una tecnologia che permette di sintetizzare in maniera efficace una serie di molecole che sono precursori del farmaco vero e proprio – si chiamano profarmaci – e che in genere si attivano grazie alla interazione con l’organismo umano.

COME FUNZIONA E’ un profarmaco monofosforamidato di un analogo dell’adenosina che ha un ampio spettro antivirale tra cui filovirus, paramyxovirus, pneumovirus e coronavirus. E’ un potente inibitore della replicazione della SARS-CoV-2 nelle cellule epiteliali delle vie respiratorie nasali e bronchiali umane. In un modello non letale di macaco rhesus di infezione da SARS-CoV-2, la somministrazione precoce di Remdesivir ha dimostrato di avere effetti antivirali e clinici significativi (riduzione degli infiltrati polmonari e titoli virali nei lavaggi bronco alveolari rispetto al solo veicolo).

LA SPERIMENTAZIONE CON IL VIRUS EBOLA Il farmaco è stato sviluppato molto velocemente per poter essere impiegato nell’epidemia di ebola del 2013-2016 in Africa Occidentale,

Coronavirus 24 – Fase 2 agosto 2020 : discorso del virologo dottor.Fauci
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Coronavirus 24 – Fase 2 agosto 2020 : discorso del virologo dottor.Fauci

Coronavirus 24 : discorso del virologo dottor.Fauci

“La varicella è un virus. Molte persone l’hanno avuto, e probabilmente non ci pensano molto una volta che la malattia iniziale è passata. Ma rimane nel tuo corpo e vive lì per sempre, e forse quando sei più grande, si potranno avere episodi dolorosamente debilitanti di fuoco di Sant’Antonio. Non riesci a superare questo virus in poche settimane, senza avere un altro effetto sulla salute. Lo sappiamo perché è in circolazione da anni ed è stato studiato a livello medico per anni.

Anche l’herpes è un virus. E una volta che lo contrai rimane nel tuo corpo e vive lì per sempre, e ogni volta che sei stanco o stressato avrai una ricaduta. Anche per un semplice evento (foto di scuola, colloquio di lavoro, grande appuntamento) potrai sviluppare i sintomi.
Per il resto della tua vita. Non lo supererai in poche settimane.
Lo sappiamo perché esiste da anni ed è stato studiato a livello medico per anni.

L’HIV è un virus. Attacca il sistema immunitario e rende il contagiato molto più vulnerabile ad altre malattie. Ha un elenco di sintomi e impatti negativi sulla salute che continuano all’infinito. Ci sono voluti decenni prima che fossero sviluppati trattamenti praticabili tali da permettere alle persone di sopravvivere con una ragionevole qualità della vita. Una volta che lo hai, vive nel tuo corpo per sempre e non c’è cura. Nel corso del tempo, ciò provoca un impatto sul corpo,

Coronavirus 23 – Il virus RNA si indebolisce
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Coronavirus 23 – Il virus RNA si indebolisce

Coronavirus 23 – Il virus RNA si indebolisce

SARS-Cov-2 – Perché si sta indebolendo.

Come scrivo dal mese di marzo, il beta-coronavirus SARS-Cov-2 esiste sotto forma di popolazioni di mutanti sparsi nel mondo, proprio a causa della sua grande variabilità genetica. Sarebbero infatti più di 6.800 le mutazioni comparse nel genoma del virus durante la sua corsa intorno al mondo, come rivela uno studio svolto dall’University College London (UCL). Ciò che emerge con sempre più forza da questi studi è che il virus accumula mutazioni che non giocano alcun ruolo nel suo potenziamento ma anzi, sembrano indebolirlo nel tempo (così come accaduto a tanti altri ceppi virali).

Allora la domanda nasce spontanea. Perché il virus si indebolisce?

Cerco di chiarire alcuni aspetti interessanti come biologo molecolare.

Fondamentalmente entrano in gioco due meccanismi. Il primo è sicuramente legato al fatto che siamo di fronte ad un virus a RNA, molecola molto instabile rispetto al DNA. Questo vuol dire che durante la replicazione, questo genoma a RNA è soggetto ad errori di copiatura. Chi ha un minimo di dimestichezza con la genetica sa bene che, statisticamente parlando, è molto più probabile che un errore di copiatura e quindi una mutazione risulti sfavorevole, piuttosto che favorevole. Il virus ha quindi davvero pochissime possibilità di potenziarsi ma moltissime possibilità di indebolirsi in modo autonomo.

Il secondo fattore che entra in gioco nell’indebolimento del virus è invece più legato al nostro sistema immunitario.

Coronavirus 21 – Un nuovo ceppo mutato di coronavirus
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Coronavirus 21 – Un nuovo ceppo mutato di coronavirus

Coronavirus 21 – Un nuovo ceppo mutato di coronavirus

Un nuovo studio americano, riportato dal Los Angeles Times, è stato pubblicato la scorsa settimana su BioRxiv, un noto e prestigioso portale utilizzato dai ricercatori per condividere il proprio lavoro prima che venga sottoposto a revisione paritaria. Cosa si è scoperto? Un nuovo ceppo mutato di coronavirus apparso a febbraio in Europa e migrato rapidamente verso la costa orientale degli Stati Uniti. Questo nuovo ceppo è ancora attivo e dominante in tutto il mondo, almeno da marzo.

Il COVID-19 mutato sembra essere più aggressivo e contagioso rispetto a quello che si è diffuso dalla Cina all’inizio della pandemia. Proprio per questo, gli scienziati americani hanno lanciato l’allarme perché, oltre a diffondersi più velocemente, potrebbe rendere le persone vulnerabili a un secondo contagio dopo un primo attacco del virus: insomma, una ricaduta. Come è stato comprovato questo rapporto? Si è basato su un’analisi computazionale di oltre 6 mila sequenze di COVID-19 in tutto il mondo, raccolte dalla Global Initiative for Sharing All Influenza Data, un’organizzazione pubblico-privata tedesca.

Il gruppo di ricerca di Los Alamos (quello appunto americano) ha individuato 14 mutazioni del virus. Lo studio non riferisce se il nuovo ceppo è più letale di quello originario. I pazienti sembrano avere cariche virali più elevate. Tuttavia, un’analisi su 447 contagiati da parte della University of Sheffield, che collabora con il laboratorio nel Nuovo Messico insieme alla Duke University, ha mostrato che il tasso di ricovero in ospedale è il medesimo.

Coronavirus 20 – I giochi mondiali militari di Wuhan 2019
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Coronavirus 20 – I giochi mondiali militari di Wuhan 2019

Coronavirus 20 – I giochi mondiali militari di Wuhan 2019

Vuoi vedere che il coronavirus era nell’aria di Wuhan già in ottobre, un mese in anticipo rispetto al primo caso ufficiale riscontrato sul suolo cinese e datato 17 novembre? Verso questa possibile conclusione potrebbero condurre alcune testimonianze di atleti recatasi nella località cinese, per prendere parte ai Giochi Mondiali militari, i quali sia Cina sia al ritorno in patria hanno manifestato i sintomi di quella malattia, che alcuni mesi dopo, avrebbe scombussolato il mondo intero.

Alla rassegna degli sportivi in divisa, celebratasi nel capoluogo della provincia di Hubei dal 18 al 27 ottobre, hanno preso parte 10mila atleti provenienti da un centinaio di paesi. Tra di loro c’erano anche due pentatleti francesi, Valentin Belaud e Elodie Clouvel, che al quotidiano l’Equipe, hanno raccontato di essersi ammalati ed essere stati costretti a saltare gli allenamenti in Cina, accusando problemi mai avuti in precedenza. In più la coppia, nel momento in cui ha comunicato il problema allo staff medico, ha appreso che anche altri membri della delegazione transalpina si erano ammalati.

Pure sul fronte italiano, i racconti degli azzurri presenti in Cina condurrebbero alla stessa conclusione. Tra gli altri lo spadista Matteo Tagliariol, olimpionico a Pechino 2008, che a Wuhan ha gareggiato nella prova a squadre insieme a Paolo Pizzo e Lorenzo Buzzi, ha ricordato di essere stato malato per diversi giorni, soffrendo soprattutto di una fastidiosissima tosse, e che nel centro medico del villaggio le aspirine erano esaurite,

Coronavirus 19 – La curva dei contagi realtime
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Coronavirus 19 – La curva dei contagi realtime

Coronavirus 19 – La curva dei contagi realtime

Curva dei contagi nel mondo in tempo reale

Coronavirus 18 – Il laboratorio francese di Wuhan
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Coronavirus 18 – Il laboratorio francese di Wuhan

Coronavirus 18 – Il laboratorio francese di Wuhan

«Sono felice di trovarmi a Wuhan, che alcuni chiamano ”la piccola Francia” di Cina, cuore della cooperazione franco-cinese», diceva il primo ministro Bernard Cazeneuve nel 2017, alla fine della presidenza Hollande. L’accordo celebrato in quell’occasione prevedeva l’arrivo a Wuhan di 50 scienziati francesi nell’arco di cinque anni, ma tre anni dopo nessuno è mai entrato nel laboratorio P4 – consegnato praticamente chiavi in mano dai francesi – nella ”piccola Francia” di Cina. Negli ultimi giorni l’attenzione è tornata a concentrarsi sul laboratorio di Wuhan dopo che iIl segretario di Stato americano Mike Pompeo invoca un’inchiesta, il presidente Emmanuel Macron dice che in Cina «sicuramente sono accadute cose che non sappiamo» e anche la cancelliera Merkel richiama la Cina a una maggiore trasparenza. Per adesso, molte teorie di complotto e nessuna prova sul fatto che il Covid-19 possa essere sfuggito al laboratorio di Wuhan.

Le preoccupazioni sulla sicurezza accompagnano il laboratorio di Wuhan dalla nascita, frutto della cooperazione tra Cina e Francia. Nel 2003 la Sars colpisce la Cina e le autorità di Pechino vogliono migliorare la loro capacità di contrasto delle epidemie. Nel 2004 il presidente Hu Jintao trova aiuto nel capo di Stato francese Jacques Chirac e nel suo premier Jean-Jacques Raffarin, grandi fautori di un’apertura europea verso la Cina. I due Paesi decidono di combattere insieme le malattie emergenti, per esempio l’influenza aviaria, e il perno di questa nuova collaborazione è la costruzione in Cina,

Coronavirus 17 – Manipolato in laboratorio
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Coronavirus 17 – Manipolato in laboratorio

Coronavirus 17 – Manipolato in laboratorio

Il coronavirus è frutto di una manipolazione: lo afferma non uno studioso qualunque, ma il professore Luc Montagnier, Nobel per la Medicina 2008. Lo ha detto ieri in una lunga intervsita ai microfoni di un podcast francese specializzato in medicina e salute. Il Covid-19 sarebbe uscito accidentalmente da un laboratorio cinese a Wuhan dove si studiava il vaccino per l’Aids. Secondo il professor Montagnier, che nel 2008 ha scoperto scoperto proprio l’Hiv come causa dell’epidemia di Aids, la Sars-CoV-2 è un virus che è stato lavorato nell’ultimo trimestre del 2019.

“Con il mio collega, il biomatematico Jean-Claude Perez, abbiamo analizzato attentamente la descrizione del genoma di questo virus Rna” ha spiegato il Nobel nell’intervista “Non siamo stati primi, un gruppo di ricercatori indiani ha fatto uno studio che mostra come il genoma completo di questo virus abbia all’interno sequenze di un altro virus, appunto quello dell’Aids. Il gruppo indiano ha poi ritrattato, ma la verità scientifica emerge sempre. La sequenza dell’Aids è stata inserita nel genoma del coronavirus per tentare di ricavarne un vaccino”. Secondo lo scienziato, gli elementi alterati di questo virus verranno comunque eliminati man mano che si diffonde: “La natura non accetta alcuna manipolazione molecolare, eliminerà questi cambiamenti innaturali e anche se non si fa nulla, le cose miglioreranno, ma purtroppo dopo molte vittime”. Inoltre, ha aggiunto Montagnier che ha anche dato una sua soluzione: “Con l’aiuto di onde interferenti,