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Coronavirus 23 – Il virus RNA si indebolisce
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Coronavirus 23 – Il virus RNA si indebolisce

Coronavirus 23 – Il virus RNA si indebolisce

SARS-Cov-2 – Perché si sta indebolendo.

Come scrivo dal mese di marzo, il beta-coronavirus SARS-Cov-2 esiste sotto forma di popolazioni di mutanti sparsi nel mondo, proprio a causa della sua grande variabilità genetica. Sarebbero infatti più di 6.800 le mutazioni comparse nel genoma del virus durante la sua corsa intorno al mondo, come rivela uno studio svolto dall’University College London (UCL). Ciò che emerge con sempre più forza da questi studi è che il virus accumula mutazioni che non giocano alcun ruolo nel suo potenziamento ma anzi, sembrano indebolirlo nel tempo (così come accaduto a tanti altri ceppi virali).

Allora la domanda nasce spontanea. Perché il virus si indebolisce?

Cerco di chiarire alcuni aspetti interessanti come biologo molecolare.

Fondamentalmente entrano in gioco due meccanismi. Il primo è sicuramente legato al fatto che siamo di fronte ad un virus a RNA, molecola molto instabile rispetto al DNA. Questo vuol dire che durante la replicazione, questo genoma a RNA è soggetto ad errori di copiatura. Chi ha un minimo di dimestichezza con la genetica sa bene che, statisticamente parlando, è molto più probabile che un errore di copiatura e quindi una mutazione risulti sfavorevole, piuttosto che favorevole. Il virus ha quindi davvero pochissime possibilità di potenziarsi ma moltissime possibilità di indebolirsi in modo autonomo.

Il secondo fattore che entra in gioco nell’indebolimento del virus è invece più legato al nostro sistema immunitario.

Coronavirus 21 – Un nuovo ceppo mutato di coronavirus
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Coronavirus 21 – Un nuovo ceppo mutato di coronavirus

Coronavirus 21 – Un nuovo ceppo mutato di coronavirus

Un nuovo studio americano, riportato dal Los Angeles Times, è stato pubblicato la scorsa settimana su BioRxiv, un noto e prestigioso portale utilizzato dai ricercatori per condividere il proprio lavoro prima che venga sottoposto a revisione paritaria. Cosa si è scoperto? Un nuovo ceppo mutato di coronavirus apparso a febbraio in Europa e migrato rapidamente verso la costa orientale degli Stati Uniti. Questo nuovo ceppo è ancora attivo e dominante in tutto il mondo, almeno da marzo.

Il COVID-19 mutato sembra essere più aggressivo e contagioso rispetto a quello che si è diffuso dalla Cina all’inizio della pandemia. Proprio per questo, gli scienziati americani hanno lanciato l’allarme perché, oltre a diffondersi più velocemente, potrebbe rendere le persone vulnerabili a un secondo contagio dopo un primo attacco del virus: insomma, una ricaduta. Come è stato comprovato questo rapporto? Si è basato su un’analisi computazionale di oltre 6 mila sequenze di COVID-19 in tutto il mondo, raccolte dalla Global Initiative for Sharing All Influenza Data, un’organizzazione pubblico-privata tedesca.

Il gruppo di ricerca di Los Alamos (quello appunto americano) ha individuato 14 mutazioni del virus. Lo studio non riferisce se il nuovo ceppo è più letale di quello originario. I pazienti sembrano avere cariche virali più elevate. Tuttavia, un’analisi su 447 contagiati da parte della University of Sheffield, che collabora con il laboratorio nel Nuovo Messico insieme alla Duke University, ha mostrato che il tasso di ricovero in ospedale è il medesimo.

Coronavirus 20 – I giochi mondiali militari di Wuhan 2019
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Coronavirus 20 – I giochi mondiali militari di Wuhan 2019

Coronavirus 20 – I giochi mondiali militari di Wuhan 2019

Vuoi vedere che il coronavirus era nell’aria di Wuhan già in ottobre, un mese in anticipo rispetto al primo caso ufficiale riscontrato sul suolo cinese e datato 17 novembre? Verso questa possibile conclusione potrebbero condurre alcune testimonianze di atleti recatasi nella località cinese, per prendere parte ai Giochi Mondiali militari, i quali sia Cina sia al ritorno in patria hanno manifestato i sintomi di quella malattia, che alcuni mesi dopo, avrebbe scombussolato il mondo intero.

Alla rassegna degli sportivi in divisa, celebratasi nel capoluogo della provincia di Hubei dal 18 al 27 ottobre, hanno preso parte 10mila atleti provenienti da un centinaio di paesi. Tra di loro c’erano anche due pentatleti francesi, Valentin Belaud e Elodie Clouvel, che al quotidiano l’Equipe, hanno raccontato di essersi ammalati ed essere stati costretti a saltare gli allenamenti in Cina, accusando problemi mai avuti in precedenza. In più la coppia, nel momento in cui ha comunicato il problema allo staff medico, ha appreso che anche altri membri della delegazione transalpina si erano ammalati.

Pure sul fronte italiano, i racconti degli azzurri presenti in Cina condurrebbero alla stessa conclusione. Tra gli altri lo spadista Matteo Tagliariol, olimpionico a Pechino 2008, che a Wuhan ha gareggiato nella prova a squadre insieme a Paolo Pizzo e Lorenzo Buzzi, ha ricordato di essere stato malato per diversi giorni, soffrendo soprattutto di una fastidiosissima tosse, e che nel centro medico del villaggio le aspirine erano esaurite,

Coronavirus 19 – La curva dei contagi realtime
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Coronavirus 19 – La curva dei contagi realtime

Coronavirus 19 – La curva dei contagi realtime

Curva dei contagi nel mondo in tempo reale

Coronavirus 18 – Il laboratorio francese di Wuhan
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Coronavirus 18 – Il laboratorio francese di Wuhan

Coronavirus 18 – Il laboratorio francese di Wuhan

«Sono felice di trovarmi a Wuhan, che alcuni chiamano ”la piccola Francia” di Cina, cuore della cooperazione franco-cinese», diceva il primo ministro Bernard Cazeneuve nel 2017, alla fine della presidenza Hollande. L’accordo celebrato in quell’occasione prevedeva l’arrivo a Wuhan di 50 scienziati francesi nell’arco di cinque anni, ma tre anni dopo nessuno è mai entrato nel laboratorio P4 – consegnato praticamente chiavi in mano dai francesi – nella ”piccola Francia” di Cina. Negli ultimi giorni l’attenzione è tornata a concentrarsi sul laboratorio di Wuhan dopo che iIl segretario di Stato americano Mike Pompeo invoca un’inchiesta, il presidente Emmanuel Macron dice che in Cina «sicuramente sono accadute cose che non sappiamo» e anche la cancelliera Merkel richiama la Cina a una maggiore trasparenza. Per adesso, molte teorie di complotto e nessuna prova sul fatto che il Covid-19 possa essere sfuggito al laboratorio di Wuhan.

Le preoccupazioni sulla sicurezza accompagnano il laboratorio di Wuhan dalla nascita, frutto della cooperazione tra Cina e Francia. Nel 2003 la Sars colpisce la Cina e le autorità di Pechino vogliono migliorare la loro capacità di contrasto delle epidemie. Nel 2004 il presidente Hu Jintao trova aiuto nel capo di Stato francese Jacques Chirac e nel suo premier Jean-Jacques Raffarin, grandi fautori di un’apertura europea verso la Cina. I due Paesi decidono di combattere insieme le malattie emergenti, per esempio l’influenza aviaria, e il perno di questa nuova collaborazione è la costruzione in Cina,

Coronavirus 17 – Manipolato in laboratorio
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Coronavirus 17 – Manipolato in laboratorio

Coronavirus 17 – Manipolato in laboratorio

Il coronavirus è frutto di una manipolazione: lo afferma non uno studioso qualunque, ma il professore Luc Montagnier, Nobel per la Medicina 2008. Lo ha detto ieri in una lunga intervsita ai microfoni di un podcast francese specializzato in medicina e salute. Il Covid-19 sarebbe uscito accidentalmente da un laboratorio cinese a Wuhan dove si studiava il vaccino per l’Aids. Secondo il professor Montagnier, che nel 2008 ha scoperto scoperto proprio l’Hiv come causa dell’epidemia di Aids, la Sars-CoV-2 è un virus che è stato lavorato nell’ultimo trimestre del 2019.

“Con il mio collega, il biomatematico Jean-Claude Perez, abbiamo analizzato attentamente la descrizione del genoma di questo virus Rna” ha spiegato il Nobel nell’intervista “Non siamo stati primi, un gruppo di ricercatori indiani ha fatto uno studio che mostra come il genoma completo di questo virus abbia all’interno sequenze di un altro virus, appunto quello dell’Aids. Il gruppo indiano ha poi ritrattato, ma la verità scientifica emerge sempre. La sequenza dell’Aids è stata inserita nel genoma del coronavirus per tentare di ricavarne un vaccino”. Secondo lo scienziato, gli elementi alterati di questo virus verranno comunque eliminati man mano che si diffonde: “La natura non accetta alcuna manipolazione molecolare, eliminerà questi cambiamenti innaturali e anche se non si fa nulla, le cose miglioreranno, ma purtroppo dopo molte vittime”. Inoltre, ha aggiunto Montagnier che ha anche dato una sua soluzione: “Con l’aiuto di onde interferenti,

Coronavirus 16 – Remdesivir
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Coronavirus 16 – Remdesivir

Coronavirus 16 – Remdesivir

Un studio sui macachi sembra confermare i primi dati sull’efficacia dell’antivirale remdesivir nel prevenire la progressione di Covid-19. «Il trattamento precoce con l’antivirale ha ridotto significativamente la malattia e il danno ai polmoni dei macachi infettati con Sars-CoV-2». A spiegarlo sono i ricercatori del National Institute of Allergy and Infectious Diseases (Niaid) americano, che hanno pubblicato i risultati preliminari del lavoro sulla piattaforma online gratuita BioRxiv. La ricerca ha coinvolto due gruppi di sei macachi. Il primo ha ricevuto remdesivir (sviluppato da Gilead Sciences), mentre il secondo non ha ricevuto nulla ed è servito come gruppo di confronto. Gli scienziati hanno infettato entrambi i gruppi con Sars-CoV-2. Dodici ore dopo al primo gruppo è stata data una dose di remdesivir per via endovenosa, e successivamente una dose di richiamo una volta al giorno per i successivi sei giorni. Ebbene, gli scienziati hanno esaminato tutti gli animali e hanno trovato che i sei trattati stavano «significativamente meglio» rispetto al gruppo non trattato, una tendenza che è continuata durante lo studio di sette giorni.

«Uno dei sei animali trattati ha mostrato una lieve difficoltà respiratoria, mentre tutti gli animali non trattati hanno mostrato una respirazione più difficile. La quantità di virus trovata nei polmoni – aggiungono gli autori – era significativamente più bassa nel gruppo che ha ricevuto il remdesivir rispetto all’altro gruppo, inoltre Sars-CoV-2 ha causato meno danni ai polmoni negli animali trattati rispetto agli animali non trattati».

Coronavirus 15 – Bill Gates
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Coronavirus 15 – Bill Gates

Coronavirus 15 – Bill Gates

Procuratore, ambientalista intelligente, promotore di storiche campagne contro i vaccini contenenti mercurio come sterilizzante, Robert F. Kennedy Jr. , nipote dell’ex presidente John F. Kennedy , ha firmato un documentato atto d’accusa contro Bill Gates e la sua ossessione vaccinista e la sua sete “di controllo dittatoriale sulla politica sanitaria globale”.

“Grazie a una donazione di 1,2 miliardi di dollari e la promessa di sradicare la polio”, ricorda Kennedy jr. – , Gates ha preso il controllo del National Advisory Board (NAB) dell’India e ha imposto 50 vaccini contro la poliomielite (dai 5 che erano) a tutti i bambini prima dei 5 anni. I medici indiani accusano la campagna Gates di aver causato una devastante epidemia di poliomielite che ha paralizzato 496.000 bambini tra il 2000 e il 2017. Nel 2017, il governo indiano ha terminato il regime di vaccini di Gates e sfrattato Gates e i suoi compari dal NAB. I tassi di paralisi della polio sono scesi precipitosamente.

Nel 2017 l’Organizzazione Mondiale della Sanità ha dovuto riconoscere, con riluttanza, che l’esplosione mondiale di polio era “vaccine strain”; ossia era provocata dal ceppo contenuto nei vaccini – quindi dal programma vaccini sta di Gates. “ Le epidemie più spaventose che si sono verificate in Congo, nelle Filippine e in Afghanistan sono tutte legate ai vaccini di Gates. Ancora nel 2018, ¾ dei casi di poliomielite globale provenivano dai vaccini di Gates”.

“Nel 2014, la Gates Foundation ha finanziato test di vaccini sperimentali contro il papilloma umano (HPV),

Coronavirus 14 – Cosa sappiamo ora
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Coronavirus 14 – Cosa sappiamo ora

Coronavirus 14 – Cosa sappiamo ora

«Abbiamo la cura» per Covid-19? «Non vorrei sembrarvi eccessivo, ma credo di aver dimostrato la causa della letalità del coronavirus». Sono questi i proclami che stanno rimbalzando sui ‘social’ in questi giorni. Parlano di farmaci già esistenti ed economici, come l’enoxaparina, che sarebbero in grado di sconfiggere il virus che sta tenendo sotto scacco l’Italia e il resto del mondo. Ma quanto c’è di vero in questi annunci? «Per parlare bisogna aver visto questi malati – puntualizza all’AdnKronos Salute, Alberto Zangrillo, direttore delle Unità di anestesia e rianimazione generale e cardio-toraco-vascolare dell’ospedale San Raffaele di Milano. L’esperto tiene a precisare che la questione è più complessa di come viene presentata.

«Non è che abbiamo preso un abbaglio» nelle terapie intensive «È scorretto quello che si legge sul web, e cioè che questi malati semplicemente muoiono di coagulazione intravascolare disseminata, piuttosto che di infarto, o altre cose. Il trattamento di Covid-19 rimane difficilissimo e non deve mai essere banalizzato». Ma, aggiunge, «quello che stiamo notando da tempo e che evidentemente verrà scritto presto, ma nel frattempo ci è utile per rendere sempre più efficace il trattamento, è che la polmonite è solo l’aspetto più evidente dei casi gravi che giungono in terapia intensiva. È una costante, non vi è malato che non ce l’abbia». Però, prosegue, «nel mio istituto abbiamo eseguito Tac total body a ogni singolo paziente e quello che stiamo vedendo è una tempesta infiammatoria,

Coronavirus 13 – Primi risultati dai test sui farmaci
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Coronavirus 13 – Primi risultati dai test sui farmaci

Coronavirus 13 – Primi risultati dai test sui farmaci

Le indicazioni chiare sono ancora poche. Il primario del San Raffaele Dagna: “Proviamo a dare antivirali nella fase iniziale della malattia e antinfiammatori in quella più avanzata”. Ancora moderato ottimismo per la clorochina, un vecchio antimalarico “riconvertito” contro i coronavirus dai tempi della Sars da un gruppo di medici italiani .

Ancora non emergono orientamenti chiari, dai primi test scientifici dei farmaci contro il coronavirus. Medicine specifiche contro questa malattia non esistono. Attualmente si somministrano farmaci studiati per altre malattie ai pazienti che hanno bisogno del ricovero. Resta il fatto che dal coronavirus guariscono 97 persone su 100, il ventaglio dei sintomi è molto ampio e quel che fa veramente la differenza è l’ossigeno che aiuta il polmone a superare la fase acuta.

fonte Elena Dusi  rep.repubblica.it – 24 marzo 2020