Coronavirus 32 – COVID-19 cosa serve in casa VADEMECUM
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Coronavirus 32 – COVID-19 cosa serve in casa VADEMECUM

Coronavirus 32 – COVID-19 cosa serve in casa VADEMECUM

SPAZI IN COMUNE

Innanzitutto per escludere la possibilità di contagiare gli altri componenti della famiglia – come chiariscono diversi vademecum realizzati in questi mesi – la persona malata deve evitare ogni contatto con altri e quindi dormire da sola, restare in una stanza dedicata da aerare frequentemente, limitare i movimenti nell’abitazione e, nel caso, usare la mascherina chirurgica mantenendo la distanza di almeno 1 metro.

BAGNO

Quando disponibile la soluzione ideale sarebbe quella di utilizzare un bagno dedicato, se impossibile però, il bagno va aerato e igienizzato dopo ogni uso, utilizzando prodotti a base di cloro (candeggina) oppure con alcool al 70%. Una prassi questa, che sarebbe bene adottare più di una volta al giorno in caso di ambienti condivisi. Non solo, bisogna anche evitare l’utilizzo di oggetti in comune, come asciugamani o lenzuola (lavando tutto a 60-90 gradi per almeno 30 minuti ed evitando il contatto diretto con i tessuti), e pure piatti, bicchieri e posate. Impensabile infatti pranzare insieme: il soggetto positivo deve restare nella sua stanza.

E’ importante igienizzare le superfici dopo ogni utilizzo con un disinfettante in grado di uccidere il virus:

  • alcol etilico (etanolo al 62-71%)
  • acqua ossigenata (perossido di idrogeno allo 0,5%)
  • candeggina (ipoclorito di sodio allo 0,1%).

SPESA E FARMACI

Nel caso in cui si viva da soli invece, le difficoltà maggiori risiedono nell’impossibilità di uscire per fare la spesa o acquistare farmaci. Qualora si avesse una rete di parenti o amici, o anche vicini, che possono dare una mano il problema non si pone. Così come non lo fa se si vive in città o in aree ben fornite: online ormai è possibile acquistare di tutto, dai farmaci da banco agli alimentari, sempre facendo attenzione ad evitare contatti con rider e fattorini. In caso di poca dimestichezza con la rete si può invece far riferimento a diverse associazioni ed enti territoriali. Ad esempio la Croce Rossa, fin da marzo scorso, è a disposizione di anziani soli e persone immuno-depresse per la consegna della spesa e dei farmaci a domicilio. Lo stesso fanno almeno altre 300 associazioni nel Lazio, dove la Regione ha attivato il servizio spesa facile gestito da volontari. Ma di attività di questo tipo, con protagoniste comitati di quartiere e onlus, la Penisola è letteralmente piena.

RIFIUTI

Bisogna avere un’attenzione particolare anche ai rifiuti. Come chiarito dall’Iss già a marzo, in isolamento o in quarantena non si deve fare la differenziata e chiudere il sacchetto dei rifiuti all’interno di un altro, evitando di toccarlo direttamente (indossando dei guanti) e consegnandolo ai servizi a domicilio messi a disposizione dal Comune di residenza (lo fa anche l’Ama a Roma).

ANIMALI DOMESTICI

Per quanto riguarda gli amici a quattro zampe, qualora si viva insieme ad altre persone, bisogna evitare che l’isolato vi stia a contatto. Nel caso in cui invece, si viva da soli e si sia quindi impossibilitati ad uscire per una passeggiata, ci si può rivolgere a diverse associazioni. Tra queste Leidaa, l’associazione della deputata Michela Vittori a Brambilla che offre aiuto per la gestione degli animali domestici in situazioni così difficili.

COSA SERVE PER LA TERAPIA IN CASA

  • Il paracetamolo viene indicato per i sintomi febbrili, gli antinfiammatori se il quadro clinico del paziente inizia ad aggravarsi.
  • I cortisonici solo in emergenza per evitare di aggredire il sistema immunitario.
  • NO antibiotici se non ci sono sovrainfezioni batteriche.
  • Eparina per le persone che hanno difficoltà a muoversi. Non modificare le terapie che il paziente prende per patologie croniche come il diabete o altri disturbi cardiovascolari. Nessuna raccomandazione nei confronti di integratori o supplementi vitaminici.

La classificazione della malattia

Il documento prevede anche delle classificazioni della patologia. L’infezione è ritenuta :

    • Lieve se il paziente ha febbre ma assenza di affanno e alterazioni radiologiche.
    • Moderata se è presente la polmonite e l’ossigenazione del sangue (da misurare con il saturimetro al dito) si attesta intorno a 90.
    • Severa quando l’ossigenazione è al di sotto della soglia, c’è un’alta frequenza respiratoria e si riscontrano infiltrazioni polmonari. È malattia in stadio critico se sono presenti insufficienza respiratoria, shock settico o diversi organi sono compromessi.

Positivi ma asintomatici

«Chi è positivo ma non ha sintomi – spiega Dario Manfellotto, direttore del Dipartimento di medicina interna del Fatebenefratelli Isola Tiberina di Roma e presidente Fadoi, la Federazione delle associazioni dei dirigenti ospedalieri internisti – deve stare a casa lontano da tutti e non prendere nulla. Poi rifarà il tampone e il medico deciderà, secondo le indicazioni, se potrà tornare nella comunità».

I prodotti indispensabili

Due sono gli elementi base indispensabili per accudire un paziente a casa: gli antipiretici per abbassare la febbre e il saturimetro per controllare il livello di ossigeno arterioso nel sangue. In condizioni normali, la saturazione dell’emoglobina arteriosa si avvicina al 100 per cento. In presenza di malattie respiratorie o situazioni critiche questo livello tende a calare. I valori ottimali si aggirano intorno al 97-98%. Quando scendono al 90% si parla di ridotta quantità di ossigeno nel sangue. Gli antibiotici dovrebbero restare nell’armadietto se non prescritti dal medico. «Vanno monitorati febbre, tosse e affanno – aggiunge Manfellotto – è chiaro che se l’organismo va in sofferenza e il saturimetro sfiora i 90 va avvisato subito il medico. L’eparina viene consigliata ai pazienti che hanno difficoltà a muoversi perché sofferenti per malattie indipendenti dal Covid o perché indeboliti dall’infezione.

Al cortisone arriviamo quando si presenta una compromissione polmonare valutando sempre le condizioni generali del paziente. Sia fisiche che sociali. Calcoliamo che un 15% dei ricoverati è rappresentato da chi poteva essere curato a casa ma anche da chi a casa sarebbe solo. Nella maggior parte dei casi, sono molto anziani. Questi dobbiamo continuare a poterli accogliere».

La prova della camminata

Una prova per capire in che condizioni sta il paziente positivo a casa è quella definita come “il test dei 6 minuti di passeggiata”. «Il paziente deve camminare con il saturimetro al dito per un tempo pari a sei minuti – consiglia Manfellotto – Se questo resta a livelli buoni la condizione non desta preoccupazione. Se invece la soglia si abbassa a 90 o sotto allora deve scattare l’allarme. C’è da preoccuparsi anche se una persona mostra segni di confusione o passa lungo tempo in stato soporoso. Attenzione, ci potrebbe essere una compromissione neurologica importante

Isolamento: cos’è e quando si applica

L’isolamento, ovvero la “separazione delle persone infette dal resto della comunità per la durata del periodo di contagiosità, in ambiente e condizioni tali da prevenire la trasmissione dell’infezione”, è previsto per chiunque abbia in corso un’infezione da Coronavirus.

Cos’è precisamente la quarantena

La quarantena indica invece un periodo di “restrizione dei movimenti di persone sane”, ma che potrebbero essere state esposte a un agente infettivo o a una malattia contagiosa; in questo lasso di tempo, viene monitorata l’eventuale comparsa di sintomi, in modo da identificare tempestivamente nuovi casi e impedire ulteriori contagi.

Positivi asintomatici e sintomatici: quanto dura l’isolamento domiciliare

A seconda della casistica, la Circolare ha fornito le varie indicazioni da adottare.

    • I positivi sintomatici devono rispettare un isolamento domiciliare di almeno 10 giorni dalla comparsa di sintomi. Il rientro in comunità sarà possibile solo dopo l’esecuzione di un test molecolare con esito negativo, che andrà effettuato dopo 3 giorni consecutivi in cui il soggetto non avverte sintomi. Alcuni disturbi, come perdita di gusto e olfatto e alterazione del gusto, hanno generalmente una persistenza più lunga: come suggeriscono le indicazioni presenti sul sito del Ministero della Salute, quindi, il soggetto positivo non dovrà tenere conto di questi sintomi, nel calcolare il periodo in cui effettuare il tampone.

    • Anche i positivi asintomatici devono trascorrere 10 giorni in isolamento (prima erano 14) dalla comparsa della positività ed effettuare, al termine di questo periodo, un test molecolare. Se il risultato sarà negativo, verrà interrotta la condizione di isolamento.
    • Le persone che risultano ancora positive al test molecolare, ma non hanno più sintomi (casi positivi a lungo termine), possono rientrare nella comunità dopo 21 giorni di isolamento (a partire dalla comparsa dei sintomi). La contagiosità può durare più a lungo nei pazienti immunodepressi.

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