Coronavirus 34 – Differenze tra i vaccini COVID
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Coronavirus 34 – Differenze tra i vaccini COVID

Coronavirus 34 – Differenze tra i vaccini COVID

5, 90, 62. La differenza tra i vaccini anti Covid-19 in arrivo, quello di Pfizer, di Moderna e di Astrazeneca, non sta solo nella percentuale di efficacia. Se è vero che quello è uno dei numeri e delle informazioni più rilevanti per la riuscita del vaccino, è anche vero che gli aspetti da considerare per valutare il farmaco sono numerosi.

L’EFFICACIA

Partiamo dalle differenze evidenti. I vaccini di Pfizer, Moderna e Astrazenea si differenziano per efficacia. Il primo, frutto del lavoro tra la big pharma americana e la tedesca Biontech, ha dimostrato avere un’efficacia del 95%, mentre quello di Moderna ha un’efficacia del 94,5%. Più complicata l’efficacia del vaccino se si parla dell’antidoto di Astrazeneca: il farmaco ha un’efficacia del 62%, ma ha dimostrato di proteggere dal Covid fino al 90% se somministrato, la prima volta, in mezza dose (si tratta di una scoperta dovuta ad un errore durante la sperimentazione).

LE TECNOLOGIA USATA NEI VACCINI DI PFIZER, MODERNA E ASTRAZENECA

Diversa anche la tecnologia alla base dei vaccini. Quello di Astrazeneca può essere definito classico: il farmaco sfrutta un vettore virale di scimpanzé, carente di replicazione, basato su una versione indebolita di un comune virus del raffreddore, contenente il materiale genetico della proteina spike del virus Sars-Cov-2. Dopo la vaccinazione, viene prodotta la proteina spike superficiale, che prepara il sistema immunitario ad attaccare il Covid-19 in caso di infezione. I vaccini messi a punto da Pfizer e Moderna si basano sulla tecnologia mRna messaggero: il farmaco utilizza la sequenza del materiale genetico del nuovo coronavirus, ossia l’acido ribonucleico che è il messaggero molecolare (mRna), per fornire all’organismo le istruzioni necessarie a combattere il Covid in caso di infezione.
LE PAROLE DELL’AD DI MODERNA

Si tratta di una tecnologia nuova. “Stiamo di fatto hackerando il software della vita”, spiega Tal Zaks, direttore medico di Moderna. “Invece di dare la proteina, daremo le istruzioni su come produrre la proteina. Come il corpo può produrre il vaccino”. “Un approccio vaccinale mRna prevede che le cellule stesse nel tuo corpo producano il vaccino. Cosa è più allarmante? Uno sconosciuto che si aggira per il quartiere o qualcuno che ha appena fatto irruzione in casa tua e ha fatto scattare l’allarme? Questo è ciò che accade con un vaccino mRna. Hai fatto scattare l’allarme e ora il cellulare sta chiamando il 911: sta chiamando la polizia, nello stesso momento in cui sta producendo al proteina e dicendo ‘quello è il cattivo’. È così che funziona un vaccino mRna.

GISMONDI: TECNICA GENICA HA EFFETTI A LUNGA SCADENZA

A spiegare le due tecnologie e le differenze tra le due tecnologie è anche la professoressa Maria Rita Gismondo, Direttore di Microbiologia Clinica, Virologia e Bioemergenze al Sacco di Milano, intervenendo a Quarta Repubblica.

“Abbiamo due gruppi di vaccini”, spiega la Gismondo. “Un gruppo è dei vaccini proteici, sono i vaccini tradizionali, classici, che ormai si conoscono come tecnica da un secolo. Praticamente quasi sempre parti da un pezzetto del virus che è innocuo se inoculato, ovvero non da la malattia, ma stimola il nostro sistema immunologico a creare gli anticorpi che possano combattere il virusse dovessimo incontrarlo. C’è anche un altro tipo di vaccini, che è la prima volta che viene proposto: sono i vaccini creati con tecnica genica, che implica una ipotesi di effetti anche a lunga scadenza. Ci sono due papers dell’Fda, uno del 2010, quindi in tempi assolutamente non sospetti e uno di questo novembre, che, parlando delle tecniche geniche che vengono entusiasticamente annunciate, sostengono che mentre con i vaccini tradizioni ci siamo curati dell’efficacia ma anche degli effetti collaterali acuti in un termine di tempo molto breve dopo l’inoculazione o giorni dopo, per quanto riguarda la terapia genica visto che noi inoculiamo un pezzetto di materiale genico che si inserisce nelle nostre cellule, i controlli dovrebbero durare sino a 20 anni”.

LA CONSERVAZIONE

Anche i metodi di conservazione cambiano in base alla tecnologia. Quello di Pfizer dovrà essere conservato a meno 94 gradi Fahrenheit (la società spedirà il vaccino in scatole speciali da 1.000 a 5.000 dosi riempite con ghiaccio secco e dotate di sensori abilitati Gps), mentre quello di Moderna rimane stabile a temperature standard di refrigerazione tra 2 e 8 gradi C per 30 giorni. L’azienda americana prevede condizioni di trasporto e conservazione a lungo termine a temperature standard del congelatore di -20 gradi C per 6 mesi. Il vaccino classico di Astrazeneca si conserva fino a 6 mesi a temperature normali di refrigerazione a 2-8 gradi centigradi.

IL COSTO DEI VACCINI DI PFIZER, MODERNA E ASTRAZENECA

Anche il costo sarà diverso, in base al farmaco. Quello di Moderna potrebbe arrivare a costare fino a 25 dollari a dose, di 5 dollari meno caro il vaccino di Pfizer-Biontech. Decisamente più economico, invece, quello prodotto da Astrazeneca e messo a punto dall’Univeristà di Oxford in collaborazione con l’italiana Irbm: il costo non dovrebbe superare i 2,80 euro a dose.
LA VALIDAZIONE

Saranno diversi anche i tempi di validazione dei vaccini da parte delle autorità. L’Ema, spiega a Repubblica Guido Rasi, che ha lasciato da pochi giorni la direzione dell’Agenzia europea per i medicinali dopo 9 anni, “ha valutato la fase uno dei test, quella che esclude la tossicità. Ha anche dato le certificazioni agli impianti di produzione di Moderna, Pfizer e AstraZeneca. Ma i dati clinici, quelli sui volontari che hanno ricevuto il vaccino o il placebo nella fase tre, non sono ancora arrivati”. L’Fda potrebbe dare il via libera ai vaccini di Pfizer e Moderna entro il 10 dicembre. Astrazeneca, invece, per chiarire la percentuale di efficacia, ha promesso ulteriori test. Questo potrebbe essere un problema per avere l’ok all’uso emergenziale da parte delle autorità americane, mentre l’Mhra britannica ha avviato lo studio del vaccini e potrebbe pronunciarsi sui diversi farmaci la prossima settimana.

VACCINI PFIZER, MODERNA E ASTRAZENECA: AD OGNUNO IL SUO?

Tenendo conto delle differenze, poi, Rasi aggiunge: “Ogni vaccino, se approvato, sarà accompagnato da indicazioni ben precise. Potrà essere più adatto per una persona e meno per un’altra. L’Ema e lo European Centre for Disease Prevention creeranno un database europeo per seguire la salute dei vaccinati e monitorare la durata degli anticorpi”.

CHIARIMENTO DI PIETRO BUFFA

Ecco in linea generale come funziona il nuovo vaccino a RNA.
Molti mi chiedono se questo RNA nel vaccino potrebbe integrarsi nel genoma? La risposta è NO, i problemi potrebbero essere semmai altri. Cerco di essere comprensibile nella spiegazione e nelle riflessioni, capite che entriamo in un argomento tecnico ma non per questo necessariamente complicato.

Il vaccino in questione contiene un RNA messaggero o m-RNA, ovvero una molecola polimerica a singolo filamento che, come dice il nome stesso, trasporta un “messaggio”, una ben determinata informazione. Nella fattispecie, in questo m-RNA è contenuta l’informazione necessaria alla produzione di una specifica proteina del sars-cov2, la proteina SPIKE. Come vedete dall’immagina, l’m-RNA si trova all’interno di una capsula di lipidi che agevolerà il suo ingresso all’interno delle nostre cellule. Attenzione. Essendo gli m-RNA molecole particolarmente delicate e suscettibili alla degradazione, un vaccino siffatto va conservato a -80 gradi ed è di importanza vitale che ciò avvenga. Gli m-RNA potenzialmente degradati a causa di una non-idonea conservazione potrebbero risultare infiammatori e scatenare reazioni violente del sistema immunitario, pertanto, inoculare un vaccino degradato risulta pericolosissimo.
Ma ritorniamo agli aspetti molecolari.

Una volta che l’m-RNA entra nelle nostre cellule, questo dovrebbe essere processato e la sua informazione intrinseca “decodificata”. Attraverso alcuni passaggi si forma la proteina virale SPIKE, proteina che dovrebbe uscire dalle cellule (non si capisce bene se potrebbe anche posizionarsi e stazionare all’esterno della membrana delle nostre cellule, cosa che davvero mi auguro non faccia). Da questo momento, il nostro organismo sarà produttore inconsapevole di una proteina sconosciuta, questo indurrà il sistema immunitario ad organizzarsi per riconoscere ed attaccare tale proteina qualora dovessimo incontrare il virus che la porta. Qui sorge un ulteriore problema. Se il virus muta nel tempo (come di fatto sta avvenendo), il nostro sistema immunitario avrà solo prodotto anticorpi deboli, che di fatto non riconoscono più o riconoscono solo debolmente la proteina che il nuovo ceppo virale mutante possiede. La persona rischia di ritrovarsi con anticorpi “non-inattivanti” con tutta una serie di problemi e di questioni che si aprono su questo punto critico. Tornando all’m-RNA che entra nelle nostre cellule mi viene in mente un secondo aspetto teorico: poniamo il caso che la cellula, una volta che queste molecole di m-RNA estraneo sono entrate, ne processi alcune tagliandole, dando di fatto origine a piccole molecole chiamate miRNA (micro-RNA). Cosa farebbero questi miRNA all’interno della cellula? I micro-RNA sappiamo avere un ruolo nella regolazione dell’espressione genica. La domanda è la seguente: quali geni andrebbero ad essere sottoposti alla regolazione di questi mi-RNA? Quali conseguenze? Non dimentichiamo che praticamente siamo di fronte ad una tecnologia vaccinale nuova e non abbastanza testata su vari fronti.

REINFEZIONE DA COVID-19

Il sequenziamento genetico ha confermato che la donna si è infettata con due ceppi diversi. Un qualcosa con cui bisogna fare i conti, un virus ad RNA come il sars-cov2 muta con estrema facilità e questo fa si che gli anticorpi, sviluppati su un determinato ceppo virale, potrebbero non essere protettivi nei confronti dei prossimi ceppi mutanti del virus. Se gli anticorpi trovano un virus “diverso”, la loro azione potrebbe di fatto essere limitata, si parla di “anticorpi non-neutralizzanti” che potrebbero indurre nel soggetto persino complicazioni di diversa natura.

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