Coronavirus 35 – Vaccini effetti collaterali
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Coronavirus 35 – Vaccini effetti collaterali

Coronavirus 35 – Vaccini effetti collaterali

«Appena sarà possibile, io mi vaccinerò. Effetti collaterali sono ipotizzabili, come sempre succede con un vaccino. Emerge che il 2 per cento dei volontari ha avuto la febbre? Le pare che questa prospettiva sia raffrontabile con il pericolo di contrarre un virus che sta causando molti morti?». Il professor Roberto Cauda è direttore di Malattie infettive del Policlinico Gemelli di Roma. Anche lui, come tanti scienziati, sta seguendo con attenzione la diffusione dei dati della sperimentazione dei vaccini in dirittura d’arrivo, in particolare i due che usano la tecnologia mRna, cioè Moderna e Pfizer-BioNTech (oggi nel Regno Unito comincerà la vaccinazione contro Covid-19 con quest’ultimo prodotto).

Analisi

Anche il professor Cauda sostiene che la prima regola è la trasparenza: «Come si fa con qualsiasi altro vaccino, bisognerà dire al cittadino: potrebbe venirti la febbre, potresti avere il mal di tesa, sono tutte reazioni normali. La fiducia si ottiene con la chiarezza. In questi mesi sarà decisivo aiutare gli italiani a vincere la diffidenza nel confronto di vaccini che, una volta autorizzati, saranno garanzia di sicurezza. Successe anche con il vaccino contro la poliomielite, quando Elvis Presley decise di vaccinarsi proprio per convincere gli americani». Informare prima, ma assistere anche dopo. «Certo, sarà giusto dare dei punti di riferimento a chi è stato vaccinato. D’altra parte – ricorda il professor Cauda – ci sarà la fase della sorveglianza.

Dovremo capire, ad esempio, quanto a lungo durerà la protezione anticorpale». Per questo in un documento presentato dal ministro della Salute, Roberto Speranza, al Parlamento, viene spiegato: «Sarà condotta un’indagine sierologica su un numero rappresentativo di individui vaccinati, con l’obiettivo di valutare la specificità della risposta immunitaria, la durata della memoria immunologica e identificare i correlati di protezione. Gli esami saranno eseguiti immediatamente prima della vaccinazione (tempo zero) e a distanza di uno, 6 e 12 mesi». Il Pts (Patto trasversale per la scienza), che riunisce un folto gruppo di scienziati, ricorda: «Gli effetti indesiderati, riportati fino ad oggi sulle circa 70.000 persone vaccinate, sono di breve durata e si manifestano, in una piccola percentuale di soggetti, con sintomi di lieve entità che vanno dal dolore nel sito di iniezione a mal di testa. In qualche raro caso (2 per cento), però, i soggetti vaccinati hanno manifestato una sintomatologia più severa con febbre, spossatezza e rigonfiamento locale, tutti sintomi regrediti spontaneamente entro due giorni o facilmente controllabili assumendo un farmaco anti-infiammatorio. Questa eventualità non deve spaventare perché è una reazione ben nota del nostro sistema immunitario alla vaccinazione».

Ieri sera vertice tra i ministri Roberto Speranza (Salute), Francesco Boccia (Affari Regionali), il commissario Domenico Arcuri e i rappresentanti delle Regioni per fare il punto sul piano per le vaccinazioni che partirà a fine gennaio. Resta lo schema con un hub per regione, l’obiettivo di 28 milioni di dosi nel primo trimestre, l’avvio con 2 milioni di operatori sanitari e socio sanitari da vaccinare e 4,4 di ultra ottantenni, la prima tranche di vaccini Pfizer, che devono restare sempre a meno 70 gradi, sarà consegnata direttamente negli ospedali. Quando saranno disponibili altri vaccini saranno usati anche palazzetti, fiere e farmacie per la somministrazione. Per trovare il personale, saranno coinvolti medici in pensione e specializzandi in medicina. Giovanni Toti (Liguria): «Il sistema di prenotazione sarà gestito centralmente dal commissario». Boccia: «Mai come in questo momento il rapporto di collaborazione con le Regioni e gli enti locali sarà decisivo».

fonte Messaggero

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