Fuga dal bunker : la fine di Hitler?
Storia

Fuga dal bunker : la fine di Hitler?

Una nuova tesi nel romanzo di Franco Massari

Tra i documenti segreti del Federal Bureau of Investigation americano recentemente resi pubblici, ce n’è uno molto interessante sulle fasi ultime della seconda guerra mondiale. È datato 21 settembre 1945, poco più di quattro mesi dopo l’ingresso delle truppe russe a Berlino. Gli Stati Uniti avevano già deciso di dare la caccia ad Adolf Hitler, nutrendo forti dubbi sulla effettiva credibilità delle affermazioni offerte dai russi sul ritrovamento del cadavere semibruciato del fürer. E l’agente dell’FBI fa una relazione dettagliata della sua indagine sulla fuga di Hitler e di Eva Braun dal bunker della Cancelleria del Reich, organizzata dai fedelissimi delle SS. Ipotesi azzardata? D’altra parte, l’assenza nel bunker dei corpi dei due presunti suicidi è confermata anche dal rapporto, fino a Gorbaciov segreto e custodito in archivio alla Lubianka, redatto per Stalin da Lawrentij Pavlovich Berija, i cui agenti scelti della NKWD (la sigla dei servizi segreti prima del KGB) vi penetrarono per primi al momento della resa nazista. E dunque, se non erano là i loro corpi, da qualche altra parte Hitler e la Braun dovevano per forza essere andati.

Per l’FBI, nella relazione dell’agente della sede californiana di Los Angeles, il fürer e quella che era diventata poco prima sua moglie erano stati condotti segretamente a un non meglio precisato porto della costa settentrionale, probabilmente Amburgo o via Amburgo sul mare del Nord, dove un sommergibile li attendeva per prenderli a bordo e portarli in Argentina, paese nel quale i capi nazisti avevano creato per tempo il rifugio da una possibile sconfitta attraverso Odessa, l’organizzazione degli ex membri delle SS, rete di ex gerarchi e criminali fuggitivi. Ma, se Hitler ed Eva Braun fossero davvero arrivati in Argentina, i servizi segreti israeliani li avrebbero prima o poi scovati, come è successo per esempio con Adolf Eichmann, il colonnello delle SS che ideò la cosiddetta “soluzione finale”, cioè lo sterminio nei campi di concentramento di sei milioni di ebrei. Ma c’erano gli indizi di un’altra possibilità di fuga, che l’Fbi aveva trascurato convinta della pista argentina e che portavano invece nella più vicina, ma sicura e protetta dalle interferenze degli alleati vincitori, Spagna del Generalissimo Franco, che a Hitler doveva non poca riconoscenza per i determinanti aiuti militari nella guerra civile.

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