La biblioteca di Assurbanipal a Ninive
Anunnaki

La biblioteca di Assurbanipal a Ninive

Un evento che ha aperto gli occhi alla vera storia dell’uomo

Quando alla fine del XIX secolo importanti scavi in mesopotamia portarono alla luce la vastissima biblioteca di Assurbanipal a Ninive, la comunità archeologica e la comunità religiosa vennero scosse dalla scoperta di alcune tavole che riportavano parole completamente diverse dall’ assiro che era in corso di studio. Esistevano intere tavolette che fungevano da dizionario con un’ altra lingua che veniva attribuita alla grande civiltà di Akkad. Esistevano intere tavolette ricopiate nella lingua originale accadica, che contenevano riferimenti a una lingua precedente, la ‘lingua degli dei di Sumer’. Una tavola dello stesso Assurbanipal dichiarava:

“Il dio degli scribi mi ha concesso in dono
la conoscenza della sua arte. Sono stato iniziato ai segreti della scrittura. So anche leggere le complicate tavole nella lingua di Sumer.
Comprendo le enigmatiche parole scritte nella pietra sin dai giorni prima del diluvio.”

Queste frasi enigmatiche suggerirono a studiosi come H. Rawlinson e J. Oppert che esisteva una civiltà precedente a quella accadica, e che questa civiltà avesse una lingua propria, tracce della quale si trovavano nelle tavolette dissepolte a Ninive. Sumer fu identificata nella piana centro meridionale della Mesopotamia, la Shin’ar di cui si parla nella Bibbia in Genesi 11:2 “muovendosi verso est trovarono una piana a Shin’ar e vi si stabilirono”.

Tra le migliaia e migliaia di tavolette se ne trovarono alcune che, sin dalle prime letture, si rivelarono particolarmente interessanti per capire qualcosa di queste antiche civiltà. Vi si raccontava la storia di un re, Gilgamesh, che ritenendosi di origine semidivina, ingaggiò un viaggio lunghissimo e faticosissimo per raggiungere la terra degli dei, il Tilmun, dove
avrebbe chiesto al dio del sole Shamash di aiutarlo ad accedere al cielo.

Nella seconda parte del viaggio, essendo fallito questo obiettivo, Gilgamesh va alla ricerca di Ziusudra, un eroe che era sopravvissuto al diluvio che aveva distrutto l’ umanità e al quale il dio Enlil aveva concesso la vita eterna.  Era il secondo riferimento che si trovava a un ‘diluvio’. Come interpretare questi riferimenti?
Non solo: successivamente in altri scavi vennero trovate altre versioni della stessa storia, anche se più frammentarie, scritte in lingua sumerica, nelle quali i nomi cambiavano leggermente. Al posto di Shamash compariva Utu, e al posto di Ziusudra compariva Utnapistim. Ciò permise di stabilire che effettivamente la storia di Gilgamesh era un poema molto antico che ogni popolo si tramandava di generazione in generazione ma rimanendo sempre fedeli, a parte le traduzioni dei nomi, alla storia originale.

Tutti questi particolari aiutarono gli studiosi a capire che molti racconti del libro della Genesi in realtà non sono che echi di racconti assiri, babilonesi, e ancora prima accadici e sumeri.
Una volta trovata la chiave di lettura fu facile identificare altri passaggi della Genesi nelle tavole mesopotamiche.

Ma quale era il racconto del diluvio secondo i sumeri?

Quando Gilgamesh riesce finalmente a trovarsi di fronte Ziusudra, egli gli racconta: “vieni Gilgamesh, un segreto io ti svelerò… un segreto degli dei”. La vicenda del diluvio ha inizio a Shuruppak. In un non precisato periodo (Ziusudra non dà nessun riferimento temporale) vi si trovarono riuniti tutti ‘i vecchi dei’. Il fatto che tutti questi ‘vecchi dei’ fossero riuniti in un unico posto indica secondo Sitchin che l’ evento si verificò in un arco temporale in cui Nibiru si trovava vicino alla terra.

Particolarmente indicativa in questo senso è la presenza anche di Anu, dio supremo del pantheon sumero ma che risiedeva nei cieli e solo raramente faceva la sua comparsa a Sumer.
In quei giorni il mondo pullulava, la gente si moltiplicava,il mondo mugghiava come toro selvaggio e il grande dio venne destato dal clamore. Enlil udì il clamore e disse:

“Lo strepitio dell’ umanità non è più tollerabile
e il sonno non è più possibile”. Così gli dei
si accordarono per sterminare l’ umanità.
Lo fece Enlil ma Ea, per il suo giuramento,
mi avvertì in sogno del tremendo piano.

Secondo la versione mesopotamica che è stata inserita nel racconto di Gilgamesh quindi, il diluvio sembra un atto volontariamente causato da un dio iracondo, Enlil. Questa del racconto di Gilgamesh è una versione che riassume molto l’ inizio della storia, quella della decisione di Enlil. Nel poema ‘Atra Hasis e il diluvio invece’, ci si ferma di più su questa fase iniziale raccontando che all’ inizio Enlil pretendeva che fosse Ea a porre fine al genere umano, ma questi si rifiutò.

“questo non è mio potere, non è una azione per me…è una azione per te, Enlil, e tuo figlio Ninurta. Se vuoi un diluvio dì a Ninurta di aprire le porte del cielo”

Quando Ea per far si che Ziusudra si salvasse gli dà le indicazioni per costruire una barca, usa queste parole:

“Che la sua altezza sia uguale alla sua larghezza,
che il suo ponte abbia un tetto come la volta che
ricopre l’ abisso; conduci quindi nella nave
il seme di tutte le creature viventi”

Il termine utilizzato nel poema per descrivere la barca è Ma.Gur.Gur che significa ‘che può rotolare e capovolgersi’. Dalla descrizione più che una barca o nave sembra si tratti di una specie di ‘sottomarino’ o ‘sommergibile’. La frase ‘il seme di tutte le creature viventi’ ha destato non poco imbarazzo tra i sumerologi perché è una di quelle espressioni di chiara traduzione ma con un significato che, nel contesto dell’ epoca, è assolutamente fuori luogo.Se è lecito pensare a un vero e proprio seme per le piante e i frutti, come si dovrebbe interpretare questa espressione nel caso di animali e uomini?

Più avanti nel testo Ziusudra ricorda che:

Poi sorsero gli dei dell’ abisso: Nergal divelse le dighe delle Acque dell’ Absu, Ninurta abbattè gli argini e i sette giudici,gli Anunnaki, innalzarono le loro torce, illuminando la terra con le loro livide fiamme.

L’ espressione ‘acque dell Absu’ è un riferimento geografico. Indica che le acque si riversaroo da Sud. L’ Absu era la regione di dominio di Nergal e sua moglie Ereshkigal, e precedentemente sotto dominio di Enki. Corrispondeva grossomodo al sudafrica fino alla Tanzania.

Una conferma di questo riferimento si trova qualche riga più avanti nel testo:

I venti soffiarono per sei giorni e sei notti,
fiumana buffera e piena sopraffecero il mondo.
All’ alba del settimo giorno la tempesta del sud
diminuì, divenne calmo il mare.

Dal racconto si legge che:

‘la nave sul monte Nisir si arenò,lì rimase incagliata la nave’ Il monte Nisir, che ricorre in alcune tavolette di re Assurbanipal in cui egli scrive di aver trovato la nave di Ziusudra, attualmente viene generalmente identificato con il Pir Magrun, ed è localizzato al confine tra il Kurdistan iraqeno e la Turchia dell’ est, l’ antica Anatolia. Approssimativamente nel tratto in cui è collocato l’ Ararat della bibbia (data la non definitiva identificazione di entrambe le montagne ci si può permettere una certa tolleranza).

Ziusudra allora manda fuori dalla nave una colomba che torna indietro non trovando dove poggiarsi. Libera poi una rondine, ma anche lei torna indietro. E’ poi la volta del corvo che, trovando le acque diminuite e la vegetazione libera, mangia, effettua dei giri intorno alla nave, e poi vola via. Val la pena notare come sia nel mito mesopotamico che in quello biblico sono menzionati il corvo e la colomba.

C’ è un punto del racconto la cui traduzione viene resa in due modi differenti a seconda dell’ interprete. Il passaggio sumero è:

gish má.gur.gur a.gal.la tu.ul.bul.bul.a.ta
utu im.ma.ra.è an.ki.a u.gá.gá

Che viene tradotto in due modi diversi: “aprì una finestra della grande nave (ma.gur.gur) e si prostrò davanti a Utu (il dio del sole)” oppure, in una versione meno ‘devozionale’: “aprì una finestra della nave (ma.gur.gur) e vedendo il sole (utu) cadde in ginocchio e pianse”. Nelle righe conclusive della storia, Ziusudra racconta che, una volta che gli dei furono ridiscesi sulla terra e trovarono Ziusudra vivo, Ishtar festeggiò e richiamò gli dei dicendo:

“Che tutti gli dei si riuniscano intorno al sacrificio. Tutti fuorchè Enlil. Lui non si accosterà a questa offerta perché senza riflettere ha portato il diluvio”.

(A. Demontis)

(fonte FB L’Altra Genesi)

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