La sonda cinese Chang’e-4 sul lato nascosto della LUNA
Scienza

La sonda cinese Chang’e-4 sul lato nascosto della LUNA

La sonda cinese è atterrata sul lato nascosto della luna

La sonda Chang’e-4 è atterrata “con successo” sulla faccia nascosta della Luna alle 10,26 locali (3,26 in Italia): lo ufficializzano i media cinesi dopo alcune ore di suspense, in merito alla missione iniziata il 7 dicembre per la conquista di un risultato finora mai ottenuto nell’area inesplorata del satellite terrestre. Le ambizioni aerospaziali della Cina hanno preso forma nell’anno del 50/mo anniversario dello storico sbarco dell’Apollo 11 che portò l’americano Neil Armstrong a essere il primo uomo a calpestare il suolo lunare. La sonda Chang’e-4 ha toccato il suolo lunare e inviato una foto del cosiddetto “lato oscuro” della luna al satellite Queqiao, che trasmetterà le comunicazioni sulla Terra.

Pechino sta investendo miliardi nel suo programma spaziale militare, con la speranza di avere una stazione spaziale con equipaggio entro il 2022 e di inviare missioni umane sulla luna. La missione della sonda lunare Chang’e-4 – intitolata alla dea della luna nella mitologia cinese – è stata lanciata a dicembre dal centro di lancio sud-occidentale di Xichang. È la seconda sonda cinese ad atterrare sulla Luna, seguendo la missione del rover Yutu (Jade Rabbit) nel 2013. A differenza del lato vicino della luna che offre molte aree piatte da abbattere, il lato opposto è montuoso e impervio.

Tra gli obiettivi di Chang’e-4 è condurre studi radioastronomici a bassa frequenza sfruttando l’assenza di interferenze sul lato opposto. Il rover condurrà anche test su minerali e radiazioni, secondo quanto riferito dall’agenzia spaziale nazionale cinese all’agenzia di stampa statale Xinhua. Fu solo nel 1959 che l’Unione Sovietica catturò le prime immagini del “lato oscuro” misterioso e coperto di crateri.

Nessun lander o rover ha mai toccato prima la superficie perché l’impresa prresenta enormi difficoltà. La grande sfida per questa missione è comunicare con il lander perché non c’è una linea diretta per i segnali verso il lato più lontano della luna. Per aggigre l’ostacolo la Cina ha inviato a maggio il satellite Queqiao (“Ponte Magpie”) nell’orbita lunare, posizionandolo in modo da poter trasmettere dati e comandi tra il lander e la Terra. Altro ostacolo estremo, durante la notte lunare – che dura 14 giorni terrestri – sono le temperature che scendono fino a meno 173 gradi Celsius (meno 279 gradi Fahrenheit). Durante il giorno lunare, che dura anche 14 giorni terrestri, le temperature salgono fino a 127 C (261 F). Gli strumenti del rover devono resistere a queste fluttuazioni e deve generare abbastanza energia per tenerlo in vita durante la lunga notte.

Pechino ha in programma di inviare un altro lander lunare, Chang’e-5, l’anno prossimo per raccogliere campioni e riportarli sulla Terra.

Perchè Pechino guarda al lato nascosto della Luna

Essere la prima. Anche nello spazio la Cina cerca primati, conferme del suo nuovo status di superpotenza. E se tutto andrà bene a gennaio ne otterrà uno: quello di Pechino sarà il primo programma spaziale a far atterrare un mezzo sul lato oscuro della Luna, sempre nascosto agli ammirati occhi di noi terrestri. Al di là del valore scientifico della missione Chang’e 4, comunque notevole perché ci dirà di più su origini e struttura del satellite, un traguardo dal valore simbolico che Xi Jinping potrà rivendere ai cittadini e al mondo: neppure i sovietici, neppure gli americani erano arrivati lì. E quanto per il regime conti questo grande balzo tra le stelle lo dimostra il posto d’onore riservato a scafandri, razzi e navicelle al Museo Nazionale di Pechino, nella mostra che in questi giorni celebra i 40 anni delle riforme che hanno trasformato il Paese.

La leadership comunista però non ha nessuna intenzione di fermarsi qui. Se una qualità non le manca è la visione lunga, l’unica possibile per dei programmi spaziali, insieme ai capitali per portarla avanti. Dopo questa Chang’e 4, in agenda ci sono già altre missioni per raccogliere e riportare sulla Terra dei campioni di suolo lunare, si inizia perfino a immaginare lo sbarco di un cosmonauta, ovviamente con bandiera rossa al seguito. Ma il prossimo grande obiettivo è mandare in orbita una Stazione spaziale. Il ritardo tecnologico da colmare è ancora ampio, rispetto al Lunga Marcia decollato ieri ci vorranno razzi più capaci e potenti. Eppure di questo passo non sembra impossibile rispettare le date segnate sul calendario: lancio del primo modulo nel 2020, accensione del laboratorio nel 2022. Due anni dopo la Stazione spaziale internazionale, di cui gli Stati Uniti non vogliono più finanziare la manutenzione, andrà in pensione. E a quel punto chiunque volesse fare esperimenti scientifici in orbita dovrebbe bussare a casa Cina. Altro che prima. Lassù nel cielo Pechino potrebbe presto essere l’unica.

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