Le piramidi : corridoio verso le stelle
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Le piramidi : corridoio verso le stelle

Corridoi puntati verso le stelle

In seguito, però, tali studi vennero ripresi e approfonditi da brillanti ricercatori indipendenti come l’ingegnere belga Robert Bauval (autore del libro Il mistero di Orione) e lo studioso Graham Hancock, i quali giunsero a conclusioni ancora più sbalorditive dei loro precursori. A porli con il piede giusto nelle indagini furono alcune riprese aeree grazie alle quali scoprirono che le tre piramidi riproducevano esattamente le distanze e le proporzioni delle stelle della cintura di Orione, tanto sacre agli antichi Egizi. Dall’ingrandimento dei fotogrammi, infatti, Bauval capì immediatamente che non poteva trattarsi solo di una somiglianza dettata dal caso, in quanto il caratteristico spostamento dell’asse della piramide di Micerino (la più piccola del complesso) rispetto all’allineamento sud-ovest delle altre due piramidi più grandi è una peculiarità che trova la sua perfetta corrispondenza celeste solo nella costellazione di Orione.

Peraltro, in origine le piramidi di Giza erano completamente rivestite da lastre di pietra di Tura (da circa dieci tonnellate l’una) levigate e riflettenti, che dovevano conferire alle stesse una luminosità visibile persino dalla Luna. Per tale ragione gli arabi anticamente chiamavano le piramidi con il termine Al Avram, che letteralmente significa “la luce“. Lo scopo dei costruttori sembra quindi essere stato quello di realizzare uno specchio del cielo in terra. E per verificare la fondatezza di una simile ipotesi i ricercatori utilizzarono allora il software di simulazione Skyglobe al fine di ottenere lo scorrimento della mappa celeste di Giza a ritroso nel tempo. Venne cosi individuato il periodo storico di massima corrispondenza tra i monumenti e le stelle a cui essi facevano riferimento.

Si accertò per esempio che nell’era del Leone (dal 10900 all‘8700 a.C.) tanto i famosi “condotti di aerazione“ quanto le stesse piramidi e il fiume Nilo erano perfettamente allineati con la costellazione di Orione, la stella polare e la Via Lattea. Ma non solo. L’era del Leone apparve subito come l’epoca a cui sembra far riferimento tutto il complesso di Giza, Sfinge compresa. Bisogna infatti sapere che il culto solare costituiva la religione più diffusa tra i popoli antichi, i quali veneravano la costellazione dello zodiaco in cui il sole sorgeva durante l’epoca in cui vivevano.

E dal momento che la posizione del sole sulla nostra “mappa celeste“ muta (si tratta tuttavia solo di un moto apparente) con il passare del tempo a causa del moto precessionale terrestre, oggi conosciamo il motivo per cui i popoli antichi veneravano un diverso segno zodiacale a seconda del periodo storico in cui vivevano. La costellazione divinizzata era quella in cui sorgeva il sole (diversa tra un’epoca e l’altra), unico vero grande protagonista della mitologia antica, e così accadeva che in epoca minoica veniva celebrata la costellazione del toro, mentre nel 10450 a.C. quella del leone. Si può quindi ragionevolmente concludere che, se esistono corrispondenze perfette dei monumenti con determinate stelle di un certo periodo storico, non può trattarsi di un caso.

Del resto, tale corrispondenza tra le piramidi di Giza e particolari costellazioni è confermata dai più antichi documenti religiosi dell’Egitto. Nei Testi delle Piramidi infatti, viene descritto il percorso seguito dall’anima del faraone dopo la more corporea come un viatico verso le stelle della Cintura di Orione. E il luogo, o meglio la “porta per le stelle“ che secondo i sacerdoti egizi congiungeva cielo e terra durante questo percorso spirituale (o viaggio astrale), era chiamato Rostau o Rosetjau, un termine che stava a indicare l’attuale piana di Giza. Il detto religioso „Come in cielo così in terra…“ trova infatti la sua vera origine nell’antica sapienza egizia, di molti millenni antecedente al cristianesimo.

– Estratto dal volume “Scoperte archeologiche non autorizzate“, di M. Pizzuti.

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