Cambridge Analytica

Chi è Cambridge Analytica – parte 2
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Chi è Cambridge Analytica – parte 2

Chi è Cambridge Analytica

Chi è Cambridge Analytica e come usa le tracce digitali dei cittadini online

Brexit e le elezioni presidenziali negli Usa

Cambridge Analytica ha acquisito graduale popolarità a partire dal novembre del 2015, quando Nigel Farage aveva annunciato che la più radicale delle campagne della Brexit, “Leave.EU”, era stata commissionata a una società di Big Data, in grado di valutare i profili di personalità di un target utilizzando tracce digitali. Si trattava di Cambridge Analytica. Dopo il successo della Brexit, Cambridge Analytica prende parte a una campagna elettorale condotta in un contesto culturale e socio-politico profondamente diverso rispetto a quello del Regno Unito: le primarie Repubblicane negli Stati Uniti d’America. Alexander Nix, amministratore delegato di Cambridge Analytica, durante il Concordia Summit, illustra il modo di operare della società e gli strabilianti risultati ottenuti con il Senatore Cruz.

La ricetta proposta da Nix è composta da tre ingredienti: scienze comportamentali, big data e tecnologia. «L’idea che tutte le donne debbano ricevere lo stesso messaggio in base al loro genere o tutti gli Afro Americani in base alla loro etnia è assolutamente ridicola». Nix non nega l’importanza dei fattori sociodemografici, ma la segmentazione psicografica assume una funzione strategica perché «comprendere la personalità significa anticipare il comportamento in genere e, ovviamente, anche il comportamento di voto». Andando avanti, Nix mostra in un’infografica cinque volti corrispondenti a ogni tratto di personalità del Big 5 e spiega che, grazie a questi dati, diventa possibile personalizzare tutti i messaggi inerenti ai temi dell’agenda elettorale,

Chi è Cambridge Analytica – parte 1
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Chi è Cambridge Analytica – parte 1

Chi è Cambridge Analytica

Chi è Cambridge Analytica e come usa le tracce digitali dei cittadini online

La maggior parte dei nostri comportamenti, sia online che offline, lascia dietro di sé delle tracce digitali. Da esempi più ovvi, come la ricerca di un paio di scarpe su Google al numero di passi giornalieri calcolati dal nostro smartphone, nessun dato viene perduto e tutto viene archiviato. L’incrocio di dati provenienti da una molteplicità di fonti e utenti viene definito “big data”. Nella nostra quotidianità, ci capita spesso di imbatterci in banner pubblicitari di siti che abbiamo visitato e, ai nostri occhi, questa tecnica di marketing è diventata piuttosto prevedibile. Ora, però, grazie a un promettente psicometrista polacco di nome Michal Kosinski, l’utilizzo dei big data consente di raccogliere informazioni decisamente più private, con la rapidità di pochi click, sugli abitanti di un’intera nazione. Per comprendere però nel dettaglio come funziona questo processo, è necessario fare alcune premesse.

Dai vecchi questionari ai Big Data

La psicometria è quella branca della psicologia che cerca di misurare costrutti astratti e intangibili. Per svolgere questa operazione, un tratto come la personalità, viene scomposto in indicatori visibili e misurabili: ad esempio, avere molti amici e riuscire facilmente a socializzare sono buoni indicatori della personalità estroversa. Una volta definita la gamma di indicatori, è necessario stabilire la metodologia migliore per rilevarli. Sino ad oggi, gli strumenti privilegiati dagli psicologi sono stati i questionari standardizzati, ossia una serie di domande rivolte a un soggetto al quale si chiede di assegnare dei punteggi rispetto a determinate affermazioni.