piramide

Marduk il prigioniero della Piramide
Anunnaki

Marduk il prigioniero della Piramide

Che Marduk sia stato effettivamente imprigionato vivo

all’interno della «tomba della piramide» non vi sono dubbi: sono stati infatti trovati, e tradotti da autorevoli studiosi, numerosi testi che lo attestano. Attraverso un paziente confronto con altri testi è stato possibile arrivare a una ricostruzione plausibile di quanto deve essere avvenuto.

Scacciato da Babilonia e dalla Mesopotamia, Marduk tornò in Egitto e si stabilì a Eliopoli, rafforzandone il ruolo di “centro di culto” e radunando tutti i suoi oggetti celesti in un santuario speciale al quale gli Egizi, per lungo tempo, compirono pellegrinaggi. Nel cercare, però, di ristabilire la sua egemonia sull’Egitto, Marduk trovò le cose alquanto cambiate da quando aveva lasciato quella terra per tentare il colpo di stato in Mesopotamia. Anche se Thoth, da quanto sappiamo, non si imbarcò in una guerra per la supremazia, e Nergal e Gibil erano lontani, era emerso nel frattempo un nuovo rivale a rivendicare il trono dell’Egitto: Dumuzi, il figlio più giovane di Enki, il cui territorio si trovava al confine con l’Alto Egitto. Dietro le sue ambizioni stava in realtà la sua sposa Inanna/Ishtar – un’altra fonte di sospetto e di preoccupazione per Marduk.

La storia di Dumuzi e Inanna – lui figlio di Enki, lei nipote di Enlil – suona come la vicenda di Giulietta e Romeo in versione più antica. Come il dramma di Shakespeare, anche questo finisce in tragedia, morte e vendetta. Della presenza di Inanna/Ishtar in Egitto si parla per la prima volta nel testo di Edfu che tratta della prima guerra della piramide.

La seconda guerra della Piramide
Anunnaki Enlil e altri Anunnaki

La seconda guerra della Piramide

Gli Anunnaki

Come abbiamo visto in precedenza, dopo la Prima Guerra della Piramide tutte le località essenziali per i viaggi spaziali degli Anunnaki (Giza, Sinai, Gerusalemme) erano finite sotto il controllo degli Dei legati a Enki. Ovviamente la fazione rivale, quella di Enlil, non poteva accettare tale situazione e circa 300 anni dopo lanciò quella che viene chiamata la Seconda Guerra della Piramide.

Di questi avvenimenti siamo a conoscenza grazie a diversi testi originali sumeri, i Miti di Kur, che sono in realtà cronache fedeli (in forma poetica) di questi eventi. Alla testa delle forze di Enlil stava “il sommo guerriero di Enlil”, suo figlio Ninurta.

A capo delle forze egizie, quelle del clan di Enki, c’era “il Grande Serpente”, suo figlio Marduk.
Nella prima battaglia Ninurta, oltre alle armi divine (donategli in precedenza da Anu ed Enlil), aveva a disposizione un nuovo velivolo fabbricato da sè, l’ Im.du.gud (quello che corre come eroica tempesta).

Aveva un’apertura alare di 23 metri, era equipaggiato con motori jet e veniva “indossato” da Ninurta, come quei prototipi che vediamo adesso in circolazione, permettendogli di volare durante i combattimenti.
Ninurta attaccava frontalmente le forze di Marduk e suo fratellastro Ishkur faceva terra bruciata alle loro spalle; le forze enkite arretrarono quindi verso l’Abzu, le miniere di oro e minerali pregiati in centro-africa.

Essi si rifugiarono tra le montagne e la battaglia inizió a prolungarsi nel tempo. I due leader chiamarono quindi a raccolta anche gli altri Dei dei due schieramenti.