Tocilizumab

Coronavirus 7 – AIFA autorizza tre nuovi studi
Medicina Scienza

Coronavirus 7 – AIFA autorizza tre nuovi studi

Coronavirus 7 : AIFA autorizza tre nuovi studi

L’Agenzia Italiana del Farmaco ha dato il via libera a nuovi studi per la sperimentazione clinica di tre medicinali: Emapalumab e Anakinra, Sarilumab,  e Tocilizumab per trattare la malattia Covid-19, determinata dall’infezione da nuovo coronavirus. Di seguito una sintesi degli studi e dei medicinali interessati.

Emapalumab e Anakinra

Il primo studio, Sobi.IMMUNO-101, è uno studio di Fase 2/3, multicentrico, volto a valutare l’efficacia e la sicurezza di somministrazioni endovenose di Emapalumab, un anticorpo monoclonale anti-interferone gamma, e di Anakinra, un antagonista del recettore per la interleuchina-1, nel ridurre l’iper-infiammazione e il distress respiratorio in pazienti con infezione da nuovo coronavirus. Uno dei piú importanti fattori prognostici negativi in pazienti con infezione da nuovo coronavirus è, infatti, rappresentato dall’iper-infiammazione causata dalla tempesta citochinica a seguito di una risposta esagerata del sistema immunitario alla presenza del virus.

Sarilumab

Lo studio Sarilumab COVID-19, sempre di fase 2/3 come il precedente, è, invece, relativo alla valutazione di efficacia e sicurezza delle somministrazioni per via endovenosa del medicinale Sarilumab, un antagonista del recettore per la interleuchina-6, autorizzato in Italia per il trattamento dell’artrite reumatoide, in pazienti adulti con malattia COVID-19 in stadio severo o critico.

Tocilizumab

Il terzo studio, RCT-TCZ-COVID-19, è uno studio indipendente italiano coordinato dall’ Azienda Unità Sanitaria Locale-IRCCS di Reggio Emilia. Si tratta di uno studio di fase 2 che ha come obiettivo generale quello di valutare se la terapia precoce con Tocilizumab (TCZ) è in grado di ridurre il numero dei pazienti con polmonite da SARS-CoV2 che richiedono una ventilazione meccanica.

Coronavirus 5 – Vitamina D3
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Coronavirus 5 – Vitamina D3

Coronavirus 5 : Tocilizumab e la vitamina D3

Mi domando perchè in pazienti covid-19 positivi in seria difficoltà non vengano applicati, in associazione alle terapie farmacologiche, protocolli di supporto che prevedano l’utilizzo di nutraceutici bio-attivi e di rafforzamento del sistema immunitario? Non ne sento mai parlare.

Sono numerosi gli studi che dimostrano il ruolo della vitamina D3, anche nel regolare la produzione di citochine pro-infiammatorie. Il farmaco Tocilizumab, che si è rilevato utile nel contrastare la reazione infiammatoria che si sviluppa in molti pazienti con polmonite interstiziale generata da covid-19, potrebbe essere coadiuvato nella sua azione proprio dalla vitamina D3, che aiuta il farmaco a sopprimere l’interleuchina 17, una delle principali responsabili dell’infiammazione [1]. E’ interessante notare come esistano persino delle meta-analisi sul tema “Vitamina D e infezioni respiratorie acute” che riassumono dati da diverse fonti e che concludono affermando “In generale, la vitamina D protegge dalle Infezioni respiratorie acute” [2]. In un recente studio poi, alcuni ricercatori mettono in evidenza l’attivazione locale della vitamina D3 proprio nei polmoni durante una polmonite interstiziale (la stessa tipologia di polmonite riscontrata in molti pazienti covid-19 positivi) [3].

La vitamina D3 è una sostanza che sicuramente potrebbe dare grande beneficio se integrata nelle terapie. Esistono anche altre molecole nutraceutiche particolarmente attive nel potenziamento del sistema immunitario ma anche nel contrasto verso la possibile condizione di stress ossidativo dei pazienti, ma il discorso si farebbe lungo e complesso.