virus

Non esiste plastica irrecuperabile
plastica Scienza

Non esiste plastica irrecuperabile

Non esiste plastica irrecuperabile

Premiata con il Rolex Awards, la 25enne canadese Wang ha ideato un sistema per riciclare la plastica più difficile senza inquinare. Una sfida nata al liceo.

Per risolvere una selva di problemi Miranda Wang come machete usa l’ostinazione. Questa giovane chimica molecolare nella sua vita non ha mai abbandonato un’idea: da quando aveva 16 anni sognava di risolvere l’irrisolvibile, trovare un modo per recuperare l’irrecuperabile. Trasformare cioè la plastica che non si può riciclare in nuovi oggetti, e per farlo ha immaginato fin da allora di usare un metodo non inquinate, lontano dai combustibili fossili. Oggi, a 25 anni, la giovane canadese alla guida di una startup innovativa premiata con il Rolex Awards for Enterprise 2019, è riuscita a realizzare quel sogno, che tenta di perfezionare giorno dopo giorno.

Per comprendere meglio l’ostinazione e le idee di Miranda bisogna fare un salto indietro, a quando frequentava il liceo. Lei stessa ha raccontato che allora, già appassionata di chimica, tra gite a centri di recupero rifiuti e l’assistere a scene quotidiane di spreco o di mala gestione della plastica, aveva cominciato a interrogarsi sul futuro della Terra e sull’inquinamento legato a questo materiale.

Oltre 8 milioni di tonnellate di plastica ogni anno finiscono in mare, creando enormi danni agli ecosistemi. Accade perché la plastica che soffoca gli oceani ha fra la sue caratteristiche peculiari quella di essere iperdurevole e difficile da riciclare. Una bottiglietta abbandonata in natura può durare anche 400 anni.

Lo zucchero killer dei virus
Medicina

Lo zucchero killer dei virus

Lo zucchero killer dei virus

In vitro ha ucciso Hiv, quello dell’epatite C, Dengue e Zika. In modo permanente e senza tossicità. E gli studiosi hanno già registrato il brevetto

Con qualche piccola modifica molecolare, lo zucchero può distruggere i virus in maniera sicura per l’organismo umano. Lo suggerisce uno studio pubblicato su Science Advances da ricercatori dell’Università di Ginevra, dell’Università di Manchester e del Politecnico di Losanna, che sottolineano come questa strategia – che in laboratorio è risultata vincente contro l’Herpes simplex, l’epatite C, il dengue, l’HIV e lo Zika – potrebbe essere impiegata anche contro il coronavirus 2019-nCoV.

Non morto ma dormiente

Un grande limite della lotta ai virus, fino ad oggi, era la maggiore o minore tossicità di tutte le sostanze realmente virucide, da quelle più drastiche come la candeggina a quelle di uso medico – ma soltanto esterno – come la tintura di iodio.  Infatti i farmaci antivirali che si usano comunemente non sono dei veri virucidi, nel senso che non distruggono i virus, ma si limitano a contenerne la crescita. E questo è un problema perché il virus può rimanere dormiente, pronto a tornare aggressivo quando l’organismo risulta indebolito, oppure può mutare e diventare resistente ai farmaci che l’hanno domato.

Efficace ma non tossico

La sfida dei ricercatori guidati da Caroline Tapparel Vu, docente di microbiologia all’Università di Ginevra, è stata proprio la produzione di un virucida che fosse al tempo stesso letale per i virus e non tossico per le cellule umane.